Utilizzare le risorse europee per il lavoro e l’innovazione

Il lavoro prima di tutto. Bene, ma è frutto di interventi, è una relazione, è figlio di una relazione, di un incontro tra persone, di leggi, di investimenti.

In Campania si parla di questo, di migliaia di domande per Garanzia Giovani (un portale per trovare lavoro ai “Neet” tra i 15 e i 29 anni) e delle risorse europee inutilizzate.

Al di là della demagogia e del qualunquismo, i fondi europei del Por 2007-2013 hanno accumulato forti ritardi in questi anni.

Certo c’erano i vincoli posti nel corso di questi anni dallo sforamento del patto di stabilità e dal piano di stabilizzazione finanziaria della Regione.

Certo le colpe di questa crisi sociale ed economica sono distribuite anche tra le difficoltà degli imprenditori, i ritardi della burocrazia e le responsabilità della politica.

Ritardi considerevoli, lentezza nei progetti, quasi nessun bando per la formazione professionale, Piano del lavoro solo sulla carta, costi aggiuntivi per la gestione.

Un piccolo miracolo è successo a fine maggio. Il totale dei pagamenti(arretrati) ha superato la soglia dei due miliardi equivalente al 44,6%. Una netta inversione di tendenza.

Da ultimi la Campania sta recuperando. Certo è difficile parlare di rinascita in una Regione che non usa le risorse europee per le infrastrutture, la logistica, il turismo, i giacimenti culturali ed i giovani.

Netta la critica del neopresidente degli industriali di Napoli Ambrogio Prezioso nella sua prima uscita ufficiale:”Ci sono quasi cento punti base di scarto negli investimenti delle industrie tra la quota della Campania (meno 34) e la quota più alta, quella dell’Italia nord orientale (più 64)”.

Prezioso che è stato numero due dell’uscente Paolo Graziano poi è categorico: “La nostra Regione non riesce neanche a difendere le sue imprese, né a creare una strada capace di agganciare la nuova scommessa dell’euro e dei fondi europei.”

Lavorare insieme per la crescita, mettere in campo sinergie e progetti utili al nostro territorio sembrano essere le parole d’ordine che arrivano alla politica.

Su questa linea riformatrice anche il commento dell’imprenditore irpino Silvio Sarno, presidente nazionale dell’Atecap: “Bisogna smetterla di fare annunci. Non si riesce a programmare, a progettare e a spendere perché non c’è una visione collettiva. Ma l’altro problema principale è quello della burocrazia che a tutto tondo infligge sulle opere in costruzione dei tempi che non sono più tangibili e, dunque, non sono tempi europei”.

Lapidario, ma incisivo, come al solito, il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro che a proposito dei fondi europei dice: “Vanno revocati i fondi in quelle regioni nelle quali non c’è capacità di spesa. A questo penso che serva la nuova agenzia sui fondi di controllo e di coesione. Se le Regioni non avranno capacità di spendere le risorse comunitarie come la Regione Campania che manda indietro 4 miliardi di euro nell’agenda 2007/2013 evidentemente allo Stato toccherà svolgere una attività surrogatoria”. Critico il giovane deputato napoletano del Pd Massimiliano Manfredi: “Ci troviamo di fronte ad una svolta importante. Se non riparte il Sud non riparte l’Italia e il tema delle grandi opere che rimettono in moto l’economia. Io credo che la scelta del governo sia una scelta non punitiva, ma una scelta giusta perché ci troviamo ad affrontare l’ultimo quadriennio dei fondi europei e abbiamo la necessità di scegliere quelle che sono le direttive di sviluppo principali su cui puntare realmente”,

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