Valente (PD): «Vogliamo contribuire ad una proposta di governo che torni a dare speranza e apra per l’ Italia una fase nuova»

Di Ciro Garofalo

 

Dopo l’ iniziativa di Fonderia delle Idee andata in scena a Bagnoli, un altro seminario politico, organizzato dall’ associazione Rifare l’ Italia, si tiene in Campania (San Marco di Castellabate, sabato 11 e domenica 12) e mette al centro dell’ attenzione il tema del Mezzogiorno.

Tra ospiti politici, economisti, docenti universitari, interverranno l’ Onorevole Valeria Valente, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Presidente del PD Matteo Orfini, che saranno lì a ribadire il loro progetto per avviare una fase nuova, una fase di rinascita in cui il Meridione riesca finalmente ad interpretare il ruolo che merita nel sistema produttivo ed economico nazionale.

Ne parliamo con Valeria Valente, una delle protagoniste che, nella sua ottica lungimirante, ha promosso l’ iniziativa.

 

Onorevole, Rifare l’ Italia, così si chiama l’ associazione a cui fa riferimento Lei, il Ministro della Giustizia Orlando e il Presidente del PD Matteo Orfini. Come mai la scelta di questo nome?

«Vogliamo contribuire fattivamente ad una proposta di governo che torni a dare speranza e apra per l’Italia una fase nuova. Una fase in cui al centro del dibattito politico tornino temi come il lavoro, il Sud, la lotta alla disoccupazione e alle diseguaglianze, la necessità di superare le politiche dell’austerità, il ripensamento del ruolo dello Stato nel rilancio dell’economia, la lotta al precariato, il sostegno alle giovani coppie. E all’indomani della “celebre” lettera della Bce all’Italia, la scelta del nome dell’associazione cui abbiamo dato vita non poteva che essere strettamente legata alla sua mission e ai suoi obiettivi: essere il luogo d’incontro, di discussione e di elaborazione politica di una generazione che dentro il PD ha scelto di impegnarsi attivamente e in prima linea, mettendoci la faccia, nella costruzione del partito nella convinzione che esso possa e debba essere la prima risposta al malessere e al declino degli ultimi anni. Insomma, c’è stato un congresso, un segretario, Matteo Renzi, è stato eletto e noi sosteniamo convintamente e lealmente quel segretario. Vogliamo contribuire però fattivamente ad una proposta di governo che torni a dare speranza e apra per l’Italia una fase nuova. Una fase in cui al centro del dibattito politico tornino temi come il lavoro, il Sud, la lotta alla disoccupazione e alle diseguaglianze, la necessità di superare le politiche dell’austerità, il ripensamento del ruolo dello Stato nel rilancio dell’economia, la lotta al precariato e il sostegno alle giovani coppie».

Sabato e domenica a San Marco di Castellabate si terrà il terzo dei seminari itineranti organizzati in tutta la Penisola da Rifare l’Italia. Il titolo scelto per l’appuntamento campano è “Daccapo: il Mezzogiorno per unire il Paese”. Cosa vi aspettate da questa iniziativa?

«Innanzitutto di agevolare e favorire fuori e dentro il partito un momento di riflessione e formazione sul Mezzogiorno che non sia o non sia solo quello “tipico” degli ultimi anni, volto a rappresentare il Sud come un ostacolo alla crescita nazionale o comunque come un problema da risolvere più che un’opportunità da cogliere. E’ evidente, infatti, che al di là dei soliti discorsi su quanto possa essere determinante la ripresa del Mezzogiorno per rimettere in moto tutto il sistema Italia è necessario ripensare anche in modo nuovo e non acritico le vere ragioni del divario Nord-Sud, che assieme alla disoccupazione femminile rappresenta una delle maggiori diseguaglianze del Paese, e individuare concretamente politiche e asset strategici per condizionare e orientare l’azione del Governo. Mi pare inevitabile, ad esempio, aprire un discorso serio sulle politiche industriali che davvero possono aiutare le regioni del Mezzogiorno, Campania in primis a rialzare la testa: penso a Finmeccanica, al turismo, al settore dei servizi e delle energie rinnovabili. Ecco, il confronto tra esperti, politici ed economisti sarà l’occasione giusta per contribuire ad affrontare e dipanare alcuni di questi dubbi, anche in vista delle prossime sfide elettorali che ci aspettano».

Lei è stata una delle promotrici di Fonderia delle Idee. Può fare un breve report sugli aspetti positivi e negativi di quel progetto?

«Sono molto soddisfatta della tre giorni di Bagnoli. La partecipazione è stata ampia, segno che in città c’è voglia di discutere, di contribuire. Non è stato insomma il solito summit tra pochi. Siamo riusciti finalmente a intercettare quella voglia di partecipazione “dal basso” e “da fuori” che negli ultimi anni abbiamo male interpretato. Come ho detto anche durante il mio intervento, la Fonderia non deve restare un’iniziativa isolata ma segnare l’avvio di una fase nuova, di un metodo nuovo di stare insieme ed essere comunità. Ognuno con la sua storia, il suo percorso, le sue idee, ma con l’obiettivo di dare un contributo, superando il correntismo esasperato e fine a se stesso degli ultimi anni. Tra gli aspetti negativi devo registrare, purtroppo, l’intervento di chi ha pensato di utilizzare questo momento di discussione e partecipazione collettiva come l’occasione per un comizio elettorale. Comizio elettorale che tra l’altro ricalca logiche e modalità del passato e che già in passato, cinque anni fa, si è rivelato perdente».

Perché il PD ha chiesto di andare alle elezioni comunali anticipate per la città di Napoli, insieme a quelle regionali che si terranno il prossimo anno? Al di là delle vicende giudiziarie, come considera politicamente l’operato di De Magistris e Caldoro?

«Per quanto riguarda la città di Napoli, noi distinguiamo nettamente il piano politico da quello giudiziario. Per noi l’esperienza di governo di de Magistris è fallimentare non perché su di lui grava una sentenza di condanna del Tribunale di Roma ma perché a quasi quattro anni dall’inizio di quell’esperienza Napoli vive una crisi grave e difficilissima. De Magistris non ha mantenuto le promesse: pensiamo alla raccolta differenziata, rispetto alla quale siamo ben lontani dal 70% promesso in pompa magna in campagna elettorale. Pensiamo alle periferie, disconnesse dal trasporto pubblico e abbandonate dai servizi sociali; pensiamo a Bagnolifutura, fallita, con messa a rischio dei lavoratori che adesso come deputati PD stiamo cercando di tutelare mediante un emendamento allo Sblocca Italia. Pensiamo al teatro San Carlo, commissariato. Ecco, proprio l’epilogo della vicenda San Carlo è per me emblematica del modus operandi di de Magistris e anche di Caldoro, ed è la dimostrazione che l’alternativa ad entrambi è urgente e necessaria. Quando a gennaio il CdA del San Carlo doveva decidere se aderire o meno al decreto varato dal governo per gli enti lirici in difficoltà, il decreto Valore Cultura, nonostante la gravissima situazione finanziaria del Massimo, de Magistris, in qualità di presidente della Fondazione, decise di non aderire annunciando di riuscire a ripianare i debiti con una ipotetica quanto complicata ricapitalizzazione immobiliare mediante vendita di immobili del Comune. Caldoro, da parte sua, pur facendo parte del CdA e pur dicendosi a favore dell’adesione al decreto, non mise con gli altri in minoranza de Magistris né votò contro. Si dimise, preferì non scegliere. Risultato: il teatro oggi è commissariato ma pochi giorni fa il commissario Lignola ha confermato che proprio grazie all’adesione al decreto del governo il San Carlo a breve beneficerà di finanziamenti per quasi 30 milioni di euro. Un risultato che Caldoro e de Magistris non solo non hanno contribuito ad ottenere ma che hanno addirittura nei fatti ostacolato. Degli effetti della ricapitalizzazione annunciata da de Magistris infatti ancora oggi non si vede l’ombra. E’ a questa modalità di affrontare i problemi che ci candidiamo come alternativa. Ma non mediante operazioni di palazzo bensì ricostruendo con la città quella connessione sentimentale da cui trarre la forza e i numeri per agire poi nel luogo deputato che per noi è sempre stato e resta il consiglio comunale».

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