VALERIA VALENTE:” VI RACCONTO FATTI CONCRETI DEL FALLIMENTO DELLA RIVOLUZIONE ARANCIONE DI DE MAGISTRIS.ECCO LA NOSTRA OPPOSIZIONE IN CONSIGLIO.”

Venerdì 4 agosto a Roma è avvenuto un fatto molto importante: è stata sconfitta l’idea, del tutto sbagliata e che tanti danni ha fatto, secondo cui la rinascita di Bagnoli potesse passare attraverso la demagogia e le barricate. Per la prima volta il Sindaco di Napoli ha partecipato alla riunione della cabina di regia per la bonifica e il rilancio di Bagnoli dopo aver sottoscritto il 19 luglio scorso, in Prefettura, il Patto di sviluppo per l’intera area insieme al presidente della Regione Campania e al ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti. Ci ha messo quasi un anno e mezzo, ma alla fine de Magistris ha firmato. Bene così. Nel frattempo, in questi sedici mesi, nonostante la sua ostilità e grazie alla determinazione e l’ostinazione del commissario e del governo, importanti passi in avanti sono comunque stati fatti: il programma di caratterizzazione dei suoli e un pezzo di spiaggia è stato già restituito ai cittadini. Molto resta ancora da fare, ma adesso siamo sulla strada giusta.20046731_1169623209809153_1449593752494639362_nRispettare il cronoprogramma non sarà comunque semplice, ma ci sono tutte le condizioni per arrivare alla scadenza del 2024 con Bagnoli rinata, restituita ai cittadini e con tante prospettive di sviluppo e di lavoro soprattutto per i giovani. Noi siamo pronti, ora, dopo la firma in cabina di regia, in Consiglio comunale a fare la nostra parte che non può essere quella di assistere a passerelle su scelte già prese, ma quella di sostenere tutti gli atti e i provvedimenti che serviranno da ora in avanti a migliorare e a rendere più veloce l’attuazione del Piano. La Giunta comunale venga in Assemblea con le proposte e troverà il Partito Democratico pronto a fare la sua parte.

Da de Magistris che finalmente, si è tolto la bandana e non gioca più a fare il rivoluzionario a spese di Bagnoli e di Napoli, ci saremmo aspettati, alla Massimo Troisi, uno “Scusate il ritardo”. È chiedere troppo? No, non credo affatto, e invece lui appena rientrato da Roma dalla cabina di regia, dismette immediatamente i panni della correttezza istituzionale e ricade nel suo solito racconto di lotta e di governo. Ma questa volta davvero gli viene male. Goffo e pacchiano appare infatti il suo tentativo di voler giustificare, a tutti i costi, il suo cambio di atteggiamento nei confronti del governo attraverso l’enfatizzazione delle modifiche apportate al piano di rilancio di bagnoli. Non solo il piano resta quello presentato nel 2016 da Renzi in prefettura, vengono infatti confermate tutte le scelte strategiche e di fondo, le modifiche apportate sono di piccola portata ed essenzialmente tecniche e potevano di sicuro essere fatte sin dal primo momento senza difficoltà se il Sindaco avesse scelto di collaborare. Ma sopratutto la cabina di regia, quella alla quale de Magistris dichiarava guerra perché vissuta e letta come un atto sovversivo verso i poteri e le prerogative del comune, è quella di sempre, eppure lui lì ci è andato personalmente e lì ha firmato e siglato l’accordo riconoscendo a pieno quel luogo e i suoi componenti. La verità è che oggi de Magistris prova a vestire i panni di sindaco abbandonando finalmente, seppur tardivamente, quelli del rivoluzionario, perché teme il crack disastroso delle sue politiche per Napoli. Dopo aver portato la città, i suoi conti, i suoi servizi sull’orlo del fallimento, preso con l’acqua alla gola, è costretto ad abbassare i toni per poter chiedere aiuto.

In questi mesi come Pd, a partire da noi in Consiglio comunale, abbiamo condotto una battaglia importante e coraggiosa per evidenziare lo stato disastroso dei conti del Comune di Napoli. Lo abbiamo fatto perché convinti che la gestione economica e finanziaria dell’Ente si ripercuota sulla vita quotidiana dei cittadini rendendola decisamente più difficile. Se un cittadino napoletano deve aspettare ore alle fermate dei pullman, se un bambino disabile non può andare a scuola perché non ci sono più i mezzi ad accompagnarlo, se i parchi comunali versano in uno stato di degrado, se gli impianti sportivi chiudono uno dopo l’altro, se non viene assicurata una degna refezione scolastica, se i servizi, anche quelli di base, vengo tagliati dipende da come vengono gestiti i conti del comune.

Dal bilancio comunale che da anni ormai è sempre più solo un artificio contabile, alla gestione del patrimonio immobiliare del comune che ha visto per anni de Magistris e la sua maggioranza difendere il dogma della internalizzazione dei servizi e che ha  raggiunto risultati drammatici nella realtà che sono sotto gli occhi di tutti napoletani. Abbiamo un quadro chiaro di cosa è stata per Napoli la “rivoluzione” arancione.

Il patrimonio immobiliare del Comune, in questi 6 anni, è stato gestito in maniera disastrosa e oggi ci ritroviamo a dover fare i conti con un’inversione di rotta a 180 gradi della politica arancione che ritorna in maniera pasticciata e maldestra ad esternalizzare l’attività di vendita degli immobili chiedendo al tanto vituperato privato, di recuperare il suo fallimento. Questa scelta si compie senza alcuna analisi delle ragioni che hanno determinato questo fallimento, senza alcuna critica degli errori fatti dalla giunta in questi anni.

Le aziende partecipate sono in uno stato preoccupante. Napoli Servizi, alla quale non è stato garantito alcun investimento in termini di risorse, strumenti, mezzi e know how, è stata sostanzialmente ridotta a stazione subappaltante; l’ABC, fiore all’occhiello della rivoluzione dei beni comune, oggi vede decadere l’intero cda, trasformandosi da azienda efficiente quale era l’Arin, ad ennesima esperienza fallimentare; l’Anm è in una situazione di sostanziale fallimento e non si intravede, ancora, alcun percorso di risanamento a partire da un valido e serio piano industriale e di Napoli Riscossione non vi è traccia.

Se si mettono insieme questi tasselli si ha la dimostrazione lampante del fallimento della “rivoluzione” arancione che ha fatto della demagogia e delle promesse non mantenute le basi della creazione del consenso e che oggi sta pesando come un macigno sulla vita dei napoletani.

Per questo diventa sempre più necessaria la costruzione di un’alternativa seria e credibile alla demagogia e all’inconcludenza di questi anni. Questo è un compito che spetta a noi, al Partito Democratico, che deve ripartire dai momenti di incontro e di riflessione aperti a forze esterne alla politica, come quello tenutosi in questo mese con Luigi Marattin sui conti del Comune o come l’iniziativa delle magliette gialle che continuano a portare avanti battaglie importati per la qualità di vita di tutti i napoletani. A settembre ci aspetta un’ importante fase  congressuale che se vissuta nel modo giusto può essere una occasione preziosa per iniziare a costruire una concreta alternativa per Napoli. Io personalmente ci credo e lavoro per questo.

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