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Una vita da social: viaggio nella Rete con la Polizia di Stato

Solo uno studente su cinque attribuisce ai social network un ruolo marginale nelle relazioni sociali, la stessa quantità di quelli che invece li ritengono fondamentali; per il restante 60% sono “semplicemente” importanti. E’ quanto emerge da una ricerca di Skuola.net realizzata per la Polizia di Stato su un campione di 2mila ragazzi delle scuole medie e superiori italiane, nell’ambito del progetto “Una vita da social” che parte oggi a Roma e fino a giugno attraverserà tutto il Paese con 54 tappe, tre delle quali in Campania: Castel Volturno (18 marzo), Benevento (19 marzo), Avellino (20 marzo).

Si tratta della seconda edizione della più importante campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia di Stato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, sulla sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete. Un progetto che lo scorso anno ha consentito di incontrare circa 100mila studenti nelle piazze e 400mila nelle scuole per un totale di 1.800 istituti scolastici e che vede gli operatori della Polizia Postale e delle aziende muoversi con un truck allestito per fungere da aula didattica e spiegare con un linguaggio semplice e adatto alle diverse fasce d’età i temi della sicurezza online. Partner dell’iniziativa: Facebook, Italiaonline, con i portali Libero.it e Virgilio.it, Fastweb, FireEye, Google, H3G, Microsoft, Telecom Italia, Twitter, Norton by Symantec, Skuola.net, Vodafone, ind, Youtube,  Scania, Continental, ItalWork e RDS 100% Grandi Successi che sarà la radio ufficiale dell’evento.

“Una vita da social” nasce dalla consapevolezza dei “grandi” della crescente centralità dei social network nella vita dei teenager che li hanno ormai integrati perfettamente nella loro quotidianità. Li usano soprattutto per il desiderio di informarsi sia sulle notizie (59%) che su quanto accade ai propri amici e conoscenti (51%), ma anche per risparmiare su telefonate e sms (44%). Circa il 28% vede nei social uno strumento per conoscere nuove persone, mentre il 10% per essere popolare. Quasi l’85% degli studenti appartiene a un gruppo classe su WhatsApp che per la maggior parte di loro costituisce uno strumento equivalente al tradizionale gruppo di studio, gruppo che soltanto nel 6% dei casi contiene anche una figura adulta, cioè quella dell’insegnante. Ben 9 ragazzi su 10 hanno uno smartphone con accesso internet in mobilità e oltre il 60% di questi accedono ai social mentre si trovano a scuola, la metà dei quali anche in presenza di un docente tollerante. Un ragazzo su quattro si dichiara sempre connesso e pronto a rispondere a qualsiasi notifica, il 33% invece trascorre più di un’ora al giorno. Quando la connessione manca per una qualsiasi ragione, ecco che oltre il 16% dei teenager piomba in uno stato di ansia e si prodiga per ristabilire subito l’accesso alla Rete, mentre la metà degli intervistati vive la situazione con fastidio, ma riesce ad attendere. La campagna dedica infine uno spazio centrale al fenomeno del cyber bullismo che secondo quasi due ragazzi su tre sono in aumento al punto che la metà di loro ha avuto esperienza diretta o indiretta di fenomeni di questo tipo.

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