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ARTURO SCOTTO:”NO ALL’ENNESIMO PARTITO CHIUSO IN UN RECINTO,NOI CI APRIAMO.”

“Il nuovo centrosinistra è l’antidoto al partito dell’avventura di Matteo Renzi. Lo dico ai compagni che lo considerano una parolaccia: non infiliamoci nell’ennesimo partito. Noi vogliamo stare dove si gioca la partita, in autonomia”. Così Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana, si smarca dal percorso congressuale con altri 18 parlamentari.
“Recintarci sarebbe un gravissimo errore e abbiamo il dovere di dirlo. Come dice Boldrini, nel tempo della sinistra l’ambizione di unire le forze di progresso dovrebbe essere la bussola”.

Ascolto e apertura modellano il clima di un’assemblea nazionale, approdo di una scissione silenziosa che ha portato a Roma militanti da tutta Italia. Massimiliano Smeriglio vicepresidente della Regione Lazio, Arturo Scotto capogruppo alla Camera, il deputato Ciccio Ferrara, Marco Furfaro tra sono tra i principali promotori. Poi gli ospiti della minoranza del Pd Gianni Cuperlo e Nico Stumpo, emissari di pace, meglio di non belligeranza, considerato che i Dem “sono la maggiore forza dell’area progressista del Paese”. Al netto di Renzi: la chiamata al partito maggiore c’è ma senza quelle distorsioni degli ultimi anni che hanno perso il polso delle disuguaglianze, della dignità del lavoro, del disagio sociale che hanno scaricato la crisi solo su una parte. Tuttavia il bersaglio principale della “sinistra scettica” è la ditta Vendola & co, ala oltranzista che si appresta vincere il congresso senza contendenti. Lo sfondo sono le regole che hanno messo fuori gioco un pezzo di partito con le immancabili accuse di tesseramento “sub judice”. “No all’ennesimo partito chiuso in un recinto, noi ci apriamo – dice Scotto – e vogliamo stare dove si gioca la partita”. Diciotto parlamentari sono con lui e guardano a Rimini con critiche a volte feroci.

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