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Covid: il virus mutato dei visoni in Danimarca

La Danimarca ha deciso di abbattere in via preventiva l’intera popolazione di visoni dei suoi allevamenti, dopo che una forma mutata del virus SARS-CoV-2 è stata identificata in alcuni esemplari e ha contagiato 12 persone. Il provvedimento comporterà l’uccisione di circa 17 milioni di visoni, e azzererà di fatto l’intero settore, che ha un giro d’affari di 350-400 milioni di euro e per il quale la Danimarca è prima al mondo.

A muovere la decisione è il timore che il virus mutato possa costituire un rischio, e non soltanto per il Paese nordico. I test eseguiti nei laboratori dello State Serum Institute – il centro alle dipendenze del Governo, che si occupa delle malattie infettive – indicano infatti che la nuova variante del virus è meno sensibile all’azione degli anticorpi che il nostro sistema immunitario produce per combattere la malattia. Secondo gli esperti danesi, questa caratteristica potrebbe anche ridurre l’efficacia di un futuro vaccino contro la covid.

AL CORONAVIRUS PIACCIONO I VISONI. Le mutazioni finora individuate sono 4 e riguardano la proteina spike, quella che il virus utilizza per entrare nelle cellule, e su cui si concentrano anche le ricerche sui vaccini. I danesi non hanno ancora pubblicato uno studio completo su ciò che sta accadendo, ma hanno condiviso i loro risultati con l’OMS e con il Centro europeo per il controllo delle malattie. Hanno inoltre depositato nei database pubblici le sequenze genetiche del virus mutato, così che altri scienziati possano analizzarle. Le reazioni della comunità scientifica sono per ora di attesa. Per Marion Koopmans, virologa dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam (Olanda), che ha esaminato eventi simili occorsi nei mesi scorsi negli allevamenti olandesi, l’efficacia dei vaccini non sarà comunque compromessa.

Non è la prima volta che il SARS-CoV-2 muta nei visoni. Secondo un documento dello Statens Serum Institute, da giugno a oggi il virus si è diffuso in circa 200 allevamenti, e in più di un’occasione si sono osservate mutazioni, ma finora nessuna aveva destato preoccupazioni. A mettere in allerta le autorità sono però le condizioni in cui sono tenuti i visoni, che già per loro natura sono animali particolarmente suscettibili ai coronavirus – e contagi (con il conseguente abbattimento di decine di migliaia di esemplari) si sono verificati anche in Spagna, Svezia, Olanda e Stati Uniti.

LE PAURE DEI DANESI. Questo perché l‘affollamento degli allevamenti intensivi favorisce la propagazione degli agenti infettivi: la replicazione virale avviene quindi in modo sostenuto, e ciò fa aumentare le probabilità che si verifichino mutazioni. Nel caso danese, il SARS-CoV-2 è passato dagli umani ai visoni, che lo hanno poi “restituito” in forma mutata.

Le 12 persone contagiate hanno tutte contratto la malattia in forma lieve, ma le autorità stimano che nello Jutland del Nord il 5% dei casi di CoViD-19 sia già attribuibile alla nuova variante. Per questo motivo, l’intera area è stata sottoposta a lockdown. Mette Frederiksen, primo ministro danese, ha definito la situazione «molto, molto seria», aggiungendo che il suo governo ha «una grande responsabilità verso la popolazione del suo Paese e verso il mondo intero». Per Kare Molbak, direttore dello Statens Serum Institute, «l’ipotesi peggiore è che una nuova pandemia si origini dalla Danimarca».

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