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DE LUCA VS. SAVIANO, LO SCONTRO CONTINUA

I maggiori quotidiani online (e probabilmente non solo quelli) riportano nelle ultime ore il battibecco tra De Luca e Saviano, partito dalle pagine di un prestigioso e famosissimo giornale, al quale il neopresidente della Regione Campania ha dichiarato, a proposito del giornalista e scrittore napoletano, che ha «grandi meriti, ma anche un grande limite. Si sta innamorando del suo personaggio e della sua immagine».

La querelle tra due delle voci più autorevoli in Campania è iniziata in realtà molto tempo prima, al tempo della campagna elettorale, con Roberto Saviano che rimproverava De Luca, dalle pagine di un altro giornale, di aver avallato con le sue liste tutto il sistema di Gomorra, specificando che le volontà dei boss potevano pure essere assenti, ma il sistema era invischiato comunque col PD. De Luca era andato avanti contestando le parole di Saviano, chi diceva che l’uno non aveva fatto niente per ribaltare le vecchie logiche clientelari, chi rispondeva che l’altro non era in grado di dare lezioni in tema di camorra. E così via, fino a questi ultimissimi giorni, con il nuovo episodio dello scontro verbale, che sta prendendo, in verità, una piega pericolosa, che non può passare inosservata.

Perché quando si parla di camorra, di mafia, di criminalità organizzata, di questa grossa piaga che non è più soltanto meridionale ma è tutta italiana, di questa peste che ha infettato classi politiche e ceti meno abbienti, lasciando vittime e vittime lungo il cammino, ebbene, quando si tocca un tema come questo, bisogna sempre andarci cauti. Riflettere anche dieci volte se necessario, prima di aprir bocca. Come per qualunque altro argomento, del resto, ma per alcuni la regola vale anche di più. Il fatto è che l’ex sindaco di Salerno si è spinto un po’ oltre, affermando che «in qualche momento sembra che abbia bisogno di inventarsela la camorra anche dove non c’è, altrimenti rimane disoccupato». Probabilmente non si è reso conto del peso delle parole che gli uscivano di bocca. Non vorremmo che anche De Luca facesse la fine di Marcello Dell’Utri, che in una tristemente celebre dichiarazione al Corriere della Sera lasciò intendere che la mafia non esisteva. Ovviamente abbiamo ben presente la distanza che separa affermazioni di questo tipo da quella pronunciata da Vincenzo De Luca, che non ha mai negato l’esistenza e la problematicità della questione camorra. Eppure, far passare il lavoro di Saviano come un’esagerazione, come una mezza verità che si nutre di immaginazione, è comunque un’asserzione pericolosa, e decisamente poco prudente. Un lettore poco attento, o un giornalista poco scrupoloso potrebbe confondere, potrebbe pensare che sì, la camorra esiste, ma forse non è così grande come ce la vuol far credere Saviano. Forse non è penetrata in ogni quartiere, in ogni strada, in ogni vicolo e terreno della nostra regione. Forse è addirittura sul punto di sparire. Ma anche un lettore per niente distratto potrebbe avere la medesima intuizione, che De Luca abbia tentato di sminuire tutta la questione soltanto per avere l’ultima parola, e su certe cose non si scherza. Perché la camorra adesso potrà avere le proporzioni che crede De Luca o quelle che stima Saviano, non importa, resta il fatto che questo flagello ormai secolare non sembra volersene andare, non ha intenzione di arretrare, e ci sono uomini e donne pronti ogni giorno a lasciarci le penne piuttosto che alzare bandiera bianca al camorrista di turno. Non è con la leggerezza che si vincono certe battaglie, ma solo mostrando il pugno di ferro sempre e comunque, anche laddove la camorra oggi non c’è, per fare in modo che non ci arrivi neanche domani, non si sa mai.

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