Ciambriello:”Carcere e salute, un binomio impossibile? Il diritto all’integrità psicofisica e alla salute va sempre tutelato. Alcune proposte”

La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità. La pandemia ha certamente peggiorato le condizioni di vita dei detenuti. Il diritto alla salute va sempre tutelato, in particolare in un contesto che vede limitazioni alla libertà. Sono stato un grande sostenitore nel 2008 della riforma della sanità penitenziatria che ha riportato il tema della salute nelle competenze delle sole Aziende sanitarie locali affermando così un principio fondamentale: il diritto alla cura e alla salute è unico per la persona libera come per la persona priva di libertà. Come “Garante campano delle persone private della libertà personale” sono consapevole che il tema della sanità in carcere presenta notevoli difficoltà operative, gestionali e richiede una più ampia cooperazione istituzionale tra ASL e Amministrazione penitenziaria. Ho constatato, in questo anno di Covid, come con competenza e scrupolo è stata fronteggiata l’emergenza, impedendo una diffusione di contagi che avrebbe potuto assumere proporzioni allarmanti.

In alcuni casi, però, assisto ad un rimpallarsi di responsabilità che offende le istituzioni e chi le rappresenta. Certo la sanità campana sulle carceri ha posto molto criticità ma anche buone prassi ed esperienze significative.

Solo a Pogggioreale e Secondigliano vi è la presenza di centri clinici, oggi chiamati SAI(padiglione o reparto dove vi è un’intensità di cura maggiore), ma non è un vero reparto ospedaliero.

A Poggioreale vi è un ottimo impianto di Radiologia, di recente acquisto, utilizzabile anche dai detenuti delle carceri limitrofi, ma non vi sono dei macchinari utili e necessari per effettuare in sede una TAC o una risonanza magnetica. Una possibile soluzione che rappresenterebbe un altro buon esempio di buone prassi in sanità penitenziaria, sarebbe l’acquisto di una “tac mobile” che possa essere trasportata nei diversi istituti. E’ auspicabile che quanto prima apra un piccolo reparto attrezzato per detenuti dializzati.

I posti letto negli ospedali da destinare alla popolazione ristretta devono aumentare, in Campania ce ne sono solo 36 per una popolazione di 7400 detenuti. Non si ricoverano in altri ospedali perchè non ritenuti idonei alla sicurezza.

Un’altra osservazione riguarda i turn-over nei centri clinici. Sono lenti perchè i detenuti che sono lì presenti restano il più a lungo possibile. Non parliamo del tema dei farmaci o della loro mancanza.  L’assistenza dietetica risulta abbastanza approssimativa. Incontrano difficoltà nell’entrare medici specialisti nominati dai detenuti.

Un’altra criticità rigurda il trasferimento dalla carceri per visite specialistiche, lente nei tempi sia per le lunghe attese ospedaliere che per la carenza di personale adibito al trasferimento che  a poter controllare il detenuto durante la visita. La stessa non stabilizzazione degli operatori penitenziari dell’ambito sanitario impedisce di intervenire bene e con continuità, vale per medici, infermieri ed altre figure sanitarie.

La cartella sanitaria informatica, la telemedicina devono entrare con forza nei piani regionali di settore.

Un’altra criticità che si individua a livello regionale è strettamente collegata alla precedente e concerne la mancanza di una sistematica attività di monitoraggio epidemiologico volta a definire in termini di evidenza scientifica l’entità, la natura e le tendenze evolutive della domanda di salute espressa dalla popolazione dei detenuti . Un capitolo a parte merita il tema della presenza di tantissimi detenuti con problemi psichici. Parlare della salute mentale nell’ambito della tutela delle persone private della libertà personale, appare quasi un paradosso. La salute mentale è insediata dalla costrizione fisica e dalla dipendenza totale per qualsiasi necessità della vita quotidiana. Il carcere per sua stessa natura può comprimere i diritti individuali.Il carcere non può e non deve essere una risposta per queste persone.Mancano poi  in tantissimi Istituti gli psichiatri.

Il personale sanitario (medici,oss,specialisti, psicologi, infermieri, ecc.) opera da anni nel carcere con rarissime e sporadiche attività di aggiornamento o di valutazione del lavoro svolto. E’ pertanto naturale che vengano segnalati frequentemente episodi di cattive pratiche dipendenti probabilmente dal burn out, fenomeno che notoriamente riguarda il personale di assistenza alla persona operante in condizioni particolarmente critiche (reparti di rianimazione,centri clinici, tossicodipendenti, reparti psichiatrici, ecc.).

Salute e magistratura di sorveglianza è un altro capitolo dolente per tempi e modalità di decisoni.

Potrebbe piacerti...