CIAMBRIELLO:”CARTABIA ALLA GIUSTIZIA? SIAMO PASSATI DA GIGI D’ALESSIO AI PINK FLOYD, DAL MANETTARO ALLA COSTITUZIONALISTA.”

Marta Cartabia, la prima donna eletta a presidente della Consulta è il nuovo ministro della Giustizia.  La Costitzione c’è, il garantismo pure. Accende la speranza di un Paese che non può vivere senza una giustizia giusta, senza la libertà e i diritti. Inizia un’altra storia a via Arenula. Giurista che sulla giustizia, a Repubblica, appena eletta presidente della Corte costituzionale dice: “La giustizia deve sempre esprimere un volto umano: ciò significa anzitutto, come dice l’articolo 27 della Costituzione, che la pena non deve mai essere contraria al senso di umanità, ma che la giustizia deve essere capace di bilanciare le esigenze di tutti”. “Una cura che salvi insieme assassino e città”, come diceva il cardinale Martini.«La Cartabia al posto di Bonafede è come sostituire Gigi D’Alessio con i Pink Floyd», scrive qualcuno su Twitter. I gusti musicali non si discutono, ma l’avvicendamento imposto dal premier Mario Draghi al Ministero della Giustizia fa rumore. Più che discontinuità, c’è un abisso. Quantomeno sul profilo del Guardasigilli.

Certo un ministero, quello della Giustizia , che fa cadere i Governi, ma con la professoressa Cartabia ci sono premesse che fanno ben sperare.

All’inizio del 2020, al’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Roma III, spiegava che la giustizia si realizza pienamente quando si sostanzia nella riconciliazione, non nella vendetta. Solo in questo caso, sosteneva, ”è una giustizia volta a riconoscere, riparare, ricostruire, ristabilire, riconciliare, restaurare, ricominciare, ricomporre il tessuto sociale”, caratterizzata, appunto, “dal prefisso ‘ri-’ che guarda in avanti e allude alla possibilità di una rinascita: senza cancellare nulla, anzi ricordando tutto, apre una prospettiva nuova per la singola esistenza individuale e per l’intera comunità”. Parole da tenere a mente, ora che Marta Cartabia è stata designata ministro della Giustizia del nascente governo Draghi. Perché anche solo queste possono bastare per capire la rivoluzione che si appresta ad arrivare al ministero di via Arenula, guidato per quasi tre anni da Alfonso Bonafede. Se poi si vuole approfondire, allora basta guardare il suo curriculum. Dagli incontrati nelle carceri ha imparato che “ogni storia e ogni uomo ha alle spalle qualcosa di unico, per questo la pena non deve dimenticare l’unicità di ciascuno”. Era da poco tornata alla vecchia passione, l’insegnamento, in piena emergenza Covid. “La pandemia – ha detto ancora ai Lincei – ci ha posti disarmati di fronte all’imprevisto e all’imprevedibile. Ora siamo soggetti a variabili indipendenti dalla nostra volontà che gravano come un’ipoteca”. “L’emergenza sanitaria sta portando un’emergenza esistenziale alla quale sono esposte le nuove generazioni” ma hanno bisogno di buoni maestri perché “toccherà loro la ricostruzione. Per questo credo che la scuola e le agenzie formative siano la priorità delle priorità”.

Dall’avvocato “manettaro” alla costituzionalista cattolica attenta ai diritti dei detenuti. Lui le cuffie da deejay esibite in gioventù nelle discoteche di Mazara del Vallo, lei gli AirPods con cui ascolta i Metallica mentre fa jogging. Due rette parallele che tutt’al più si sfioreranno per il passaggio di consegne.La sua idea di legge è lontana anni luce da quella del predecessore. «La giustizia deve sempre esprimere un volto umano», E poi: «Non è detto che il carcere sia sempre la pena più appropriata». Altro che tintinnio di manette.

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