CIAMBRIELLO:”PAPA FRANCESCO,OTTO ANNI DI MISERICORDIA, DI UNA CHIESA OSPEDALE DA CAMPO.”

Tutto è cominciato il 13 marzo 2013 quando al quinto scrutinio il Conclave scelse come successore di Benedetto XVI un cardinale “preso” «quasi alla fine del mondo», come disse il neo Vescovo di Roma annunciando di aver scelto come nome Francesco in onore del Poverello di Assisi.
A otto anni dal quel primo affaccio di papa Francesco dalla loggia di san Pietro che povero e semplice negli ornamenti,inauditamente, si inchina verso la folla e chiede di incominciare insieme il cammino.

Misericordia, l’imperativo che cammina con Francesco, perchè nessuno è escluso, è abbandonato.
La Chiesa accoglie tutti,non rifiuta nessuno.Ecco l’invito a spalancare le porte, perchè chi è toccato dalla grazia trovi il perdono. Siamo tutti chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e donna del nostro tempo. Misericordia come compassione del cuore, sguardo materno che sempre perdona.
La carezza della misericordia che spinge a rispondere,a cambiare e a vivere diversamente.L’invito a camminare per “essere nuovi noi.”

Quando parla di giustizia sociale il Papa invita a prendere in mano il catechismo, a ripassare i dieci comandamenti, a capire le Beatitudini vera e proprio «carta d’identità del cristiano». Una definizione che abbiamo imparato a conoscere insieme a tante altre immagini suggestive, come il richiamo alla Chiesa ospedale da campo, alle periferie esistenziali da raggiungere, al pastore con l’odore delle pecore per definire i preti, all’esigenza di essere cristiani in uscita, in modo da poter incontrare l’uomo, ogni uomo, là dove vive.

E po c’è il dialogo interreligioso, la ricerca della pace e una rinnovata missionarietà, come si è visto profeticamente nell’ultimo viaggio in Iraq, che sono il “segno” di questi otto anni di pontificato, a partire dall’Evangelii gaudium, espresso in modo “programmatico” già la sera stessa dell’elezione, nel primo saluto, nella prima preghiera e nella prima benedizione dal balcone di San Pietro.

E infine, il Papa che eleva la sua supplica da solo, in una piazza San Pietro vuota e sferzata dalla pioggia. Il 27 marzo del 2020 resterà di certo una data e un’immagine simbolo del pontificato di Francesco, il cui ottavo anno è stato caratterizzato interamente dalla pandemia e si è concluso con un altro avvenimento già affidato alla storia: il primo viaggio di un Pontefice in Iraq, tenacemente voluto nonostante i rischi per il Covid e la sicurezza pur di stare accanto ad un popolo martire, sfigurato dalla violenza del terrorismo ma assetato di un futuro di pace e di fraternità. Auguri Papa Francesco, cento di questi giorni. Auguri Chiesa, cento di questi Vescovi di Roma.

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