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I CENTO ANNI DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, BASSOLINO: “LA SINISTRA PARLI ANCHE AL POPOLO DI DESTRA”

Nell’intervista rilasciata al quotidiano Riformista, Antonio Bassolino – ministro del lavoro e della previdenza, parlamentare dal 1987 al 1993 – racconta delle 19 “ferite giudiziarie” dalle quali è uscito a testa alta ma ugualmente segnato.

“La sinistra faccia come la Lega: parli anche al popolo di destra” queste le parole di Bassolino al Riformista, quotidiano al quale ha rilasciato un’intervista circa la disperazione sociale che incontra nella sua Napoli e in una Italia sempre più marchiata dalle disuguaglianze. Racconta di sé, di quelle 19 “ferite giudiziarie”, i processi, dai quali è uscito, sì, a testa alta, ma comunque segnato.

Nato ad Afragola, il 20 marzo 1947, Il suo impegno politico lo accompagna dall’adolescenza: si è iscritto alla Federazione giovanile del Partito Comunista Italiano a 15 anni. Deputato del Pci dal 1987, nel 1993 viene eletto sindaco di Napoli, battendo Alessandra Mussolini, e viene poi rieletto nel 1997, con il 72,9% al primo turno, record di voti nella storia delle elezioni di un primo cittadino. Viene poi nominato nel 1998 ministro del Lavoro durante il primo governo D’Alema. Nel 2000 si candida a Presidente della Regione Campania, carica che mantiene per due mandati consecutivi. Fallita la sua ricandidatura a sindaco di Napoli, nel 2017 lascia il Pd.

Il 21 gennaio di cento anni fa, al teatro Carlo Goldoni di Livorno, il XVII congresso del Partito socialista italiano si concluse con la scissione della componente comunista e la nascita del Partito comunista d’Italia. Fu un momento fondamentale della storia della prima metà del ‘900, seguito dalla stampa nazionale ed estera. Il dibattito che portò alla scissione riguardava la richiesta dell’Internazionale comunista di espellere dai partiti che la componevano qualunque frazione riformista e non rivoluzionaria. All’alba della dittatura fascista, la sinistra italiana conobbe la sua prima frattura, che forse la distolse dal più reale pericolo squadrista che si stava velocemente avvicinando. Il partito arrivò al congresso già diviso in tre frazioni principali. L’ala destra, composta dai socialisti o di concentrazione socialista, era la corrente riformista sostenuta da Filippo Turati. Al centro si schieravano i comunisti unitari, o massimalisti, il cui leader era il direttore dell’Avanti Giacinto Menotti Serrati, convinti della necessità di una mediazione tra socialisti e comunisti. Mentre a sinistra c’erano i comunisti puri, sostenitori dell’espulsione della frazione riformista, guidati da Amedeo Bordiga, primo leader di quello che sarebbe diventato di lì a poco il Partito comunista d’Italia, e in seguito il futuro Pci.

Come riportato da Il Sole 24 ore c’è chi lo rimpiange, magari dopo averlo molto criticato o non avendolo neppure conosciuto. C’è chi candidamente lo ignora e lo confonde col Personal computer (Pc). E c’è chi invece continua a considerarlo, con la sua vocazione a dividersi, uno dei tanti mali della nostra storia recente di cui non riusciamo a liberarci. Persino Emanuele Macaluso, storico dirigente comunista e tra i più apprezzati direttori de l’Unità, morto a 96 anni proprio due giorni prima del centenario del Pci, non riusciva a darsene pace. Il settarismo era il suo tarlo, come lo era il degrado della politica italiana. «Questo governo non è all’altezza, ma non ha alternative», aveva detto Macaluso pochi giorni fa. Ma questa è un’altra storia, che comunque ci fa tornare a quel 21 gennaio del 1921.

La frammentazione degli ultimi 30 anni

Gli ultimi 30 anni hanno fatto registrare un numero molto elevato di nuovi partiti e modificazioni del panorama politico della sinistra, soprattutto se messi in rapporto ai decenni precedenti. Come mostrato in grafica, sono 18 i soggetti politici segnati in grafica nel post PCI contro i 2 dei 70 anni precedenti, caratterizzati dalla dialettica socialisti-comunisti, quindi appare chiaro che la frammentazione ha colpito in modo molto particolare. la sinistra più estrema, che ha visto nascere e morire diverse realtà nel giro di pochi anni.

Inverso, invece, è il discorso che si può fare circa il percorso del centrosinistra, grazie alla nascita del Partito Democratico dalla confluenza di Democratici di Sinistra e La Margherita quali due partiti già in coalizione sotto la bandiera comune dell’Ulivo alla politiche 1996 e 2001 (con candidati premier Romano Prodi e Francesco Rutelli) e dell’Unione nel 1996 (Romano Prodi candidato premier).

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