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Il carcere al tempo del Covid: un dibattito necessario con il Garante Ciambriello

L’Associazione culturale Merqurio ha tenuto un importante dibattito sul tema della pandemia e delle misure messe in atto per fermare la sua avanzata all’interno delle carceri.  In occasione dell’evento, organizzato online e trasmesso sui canali social dell’associazione e del Garante campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello, è stato presentato proprio l’ultimo libro del Garante “Carcere- idee, proposte e riflessioni-, utilizzato come guida dell’intera conversazione tra coloro che sono intervenuti. Si è trattato di un dibattito ricco di spunti di riflessione, oltre che di idee per un reale slancio verso la civiltà per quanto riguarda il mondo penitenziario.

Il Garante Ciambriello ha aperto l’evento facendo il punto sui dati della pandemia negli istituti penitenziari: attualmente positivi 458 detenuti, di cui 20 ricoverati. I morti per Covid nelle carceri italiane sono stati 11, di cui 4 in Campania. Tra gli agenti di polizia penitenziaria 516 sono positivi, di cui 7 ricoverati in ospedale. 9 sono morti, di cui 3 in Campania. Tra questi ultimi il dirigente sanitario del carcere di Secondigliano. Ha poi affermato: “I punti di debolezza del carcere hanno permesso il contagio, anche se la politica si rifiutava di ammettere che fosse un tema che riguardava gli istituti di pena”. Ha poi concluso il suo intervento, auspicando che al fianco della certezza della pena si affermi la qualità della pena, realmente dignitosa.

Tra gli ospiti Gabriele Esposito, vicepresidente del COA (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati) di Napoli: “Due sono i problemi cardine dell’istituzione carceraria, ossia la mancanza di un piano adeguato di edilizia penitenziaria (riferito a strutture esistenti e nuove strutture), per scontare la pena in maniera adeguata e decorosa , e un tribunale di sorveglianza che non gode di risorse economiche e tecniche, di personale amministrativo e magistrati che riescano a gestire tutto ciò che serve nell’arco di un anno. Per il Tribunale di Napoli pendono circa 65mila processi all’anno, gestiti da 12-13 magistrati, coadiuvati da 25-26 unità per il personale amministrativo. C’è una sproporzione fortissima tra le esigenze e quanto il tribunale può offrire in risposta a queste esigenze. L’intervento della neo Ministra Cartabia adesso è assolutamente necessario per il ripristino dell’umanità. Senza di essa nessuno di noi, per il ruolo che ricopre, riuscirà a fornire alcun contributo. Oggi è fondamentale trovare politici lungimiranti, che investano nel carcere con l’obiettivo di rieducare: una rieducazione da cui deriverebbe una risposta anche alla richiesta di sicurezza”.

Al centro del dibattito l’urgenza di intervenire sulla deplorevole condizione della sanità penitenziaria, oltre che sulla garanzia del diritto all’affettività per le persone recluse.

Molto incisivo anche l’intervento di Don Franco Esposito, cappellano di Poggioreale, che ha sottolineato la necessità di implementare l’utilizzo di misure alternative e case d’accoglienza per detenuti adulti. “Sono passati centinaia di detenuti nella casa di accoglienza della Diocesi di Napoli, per i quali lo Stato non ha versato denaro, poiché esse non sono riconosciute dallo Stato. La nuova Ministra è particolarmente sensibile a queste tematica, bisogna ripartire dalla riforma all’ordinamento penitenziario, prendendo atto della grande sofferenza che il carcere crea, anche nelle famiglie, nei bambini e in chi è innocente”.

Tullio Morello- Presidente della V Sezione del Tribunale di Napoli ha sottolineato: “il tasso di recidiva dipende dal disagio della società, in cui gli ultimi sono sempre più ultimi. Mi collego ad una proposta di Ciambriello: incontro tra vittime e carnefici, che possano condividere le loro posizioni di dolore, ma anche ricche di umanità.” Ha poi focalizzato l’attenzione sulla realtà delle Rems: le persone lì recluse- ha affermato- non vanno solo reinserite in società, ma innanzitutto curate. “È lì che lo Stato è ulteriormente perdente”.

Filippo Cantone- Responsabile nazionale Psicologi e Psicoterapeuti Sumai- ha sottolineato l’importanza di un dialogo costante tra il carcere e la comunità.

“I diritti generano diritti. Liberiamoci dalla necessità del carcere per un minore. Una società che giudica per un reato un minore di 14 anni e lo spedisce in carcere, è una società malata”. Ha così concluso il Garante Ciambriello, che ha comunicato gli allarmanti dati legati ai suicidi e agli atti autolesionistici dello scorso anno negli istituti penitenziari, in cui, ha sottolineato il garante campano, va garantita affettività e dignità, per dare un senso nuovo alle persone recluse.

 

A cura di Giusy Santella

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