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L’ EUROPA E IL SUO FUTURO AL CENTRO DEL DIBATTITO PRELETTORALE

Nel corso di una campagna elettorale tra le piu’ originali che la storia della Repubblica ricordi, al di sopra dei tradizionali schieramenti destra, centro, sinistra, la discriminante  è diventata il rapporto dell’Italia con l’Europa. Ed è logico che sia  così. L’Italia non risiede più in una villetta isolata, ma in un condominio del quale bisogna rispettare il regolamento liberamente sottoscritto.

Ed il tema Europa è stato al centro di un dibattito  cui ha partecipato Bruno Tabacci, figura storica della politica regionale e nazionale, già presidente della Regione Lombardia, assessore del Comune di Milano, parlamentare per diverse legislature. Accanto a lui Paola Cossu e Andrea Sanvito, e personalità  note, quali il  già presidente della Provincia Giacomo Properzj  e l’architetto Jacopo Gardella.

E’ indispensabile, ha detto Tabacci, che la governance dell’Unione passi da un sistema intergovernativo, per il quale ogni scelta di fondo necessita dell’approvazione di tutti i 27 Paesi, ad uno federale nel quale le scelte vengono fatte a maggioranza. Non è accettabile che i Paesi del cosiddetto Patto di Visegrad – Polonia, Cekia, Slovacchia, Ungheria – Paesi con i quali abbiamo sofferto durante la loro lotta contro la dittatura sovietica, siano oggi i principali attentatori all’unità del Continente e ai suoi principi di democrazia liberale.

E’ stato obiettato che l’allora presidente della Commissione Romano Prodi abbia agito con troppa fretta accogliendo quei Paesi in seno all’UE. Tabacci, raccogliendo una osservazione giunta dal pubblico, ha risposto con la consueta acuta franchezza: altrimenti sarebbero entrati nell’orbita americana. Gli Usa sono nostri tradizionali alleati, è vero, ma gli interessi d’oltreatlantico non sempre coincidono con i nostri.

Ed a coloro che parlano di Italexit e di dazi sulle importazioni di prodotti concorrenti ricorda: a) l’Italia, da sola, verrebbe sbriciolata da potenze incommensurabilmente più forti; b) ai nostri dazi si risponderebbe con dazi sulle nostre merci, un tragico boomerang per un Paese esportatore come il nostro.

Achille Colombo Clerici 

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