La Consulta dichiara l’illegittimità del primo decreto sicurezza di Salvini e il Governo indugia ancora


La Consulta dichiara l’illegittimità del primo decreto sicurezza e il Governo indugia ancora

Lo scorso 9 luglio la Corte Costituzionale, esaminando le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 13 del primo decreto sicurezza (d.l. n° 113 del 2018). Si tratta della norma che preclude ai richiedenti asilo l’iscrizione anagrafica, incostituzionale poiché viola l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini, per due motivi: è innanzitutto irrazionale, poiché non persegue quella che è la finalità dichiarata dal decreto, ossia controllare il territorio; inoltre crea un’irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini. L’iscrizione anagrafica è infatti necessaria per l’accesso a numerosi servizi, come il rilascio della carta d’identità o l’apertura di un conto corrente bancario, entrambe condizioni che risultano indispensabili per lavorare regolarmente e uscire dalla propria condizione di invisibilità. La Consulta ha così confermato le innumerevoli perplessità che fin dall’inizio sono state sollevate da realtà operanti nel settore e singoli che hanno riconosciuto nei decreti sicurezza una legge razzista e discriminatoria che sarebbe dovuta scomparire oramai da troppo tempo.

Ricordiamo che il primo decreto sicurezza riguarda in particolare il sistema di accoglienza del nostro Paese, diversamente il decreto sicurezza bis (d.l. n° 53 del 2019) che è quello che crea maggiori attriti nella discussione tra le forze politiche, affronta il tema degli sbarchi dei migranti. In particolare, quest’ultimo attribuì al Ministro dell’Interno, in quel momento Matteo Salvini, promotore e sostenitore degli aberranti decreti, il potere di vietare l’ingresso nelle acque territoriali italiane alle navi che violano le leggi in tema di immigrazione, con una discrezionalità che lascia non poche perplessità, e legalizzando così la cosiddetta politica dei porti chiusi. Fin dalla sua instaurazione, oramai nel settembre scorso, il Governo giallo-rosso ha promesso una discontinuità che nei fatti non si è mai realizzata, ponendo tra i suoi primi obiettivi proprio la modifica dei decreti sicurezza. Al di là del fatto che sarebbe necessaria un’abrogazione e non una timida modifica, nessuna norma è stata ancora neppure sfiorata dal Governo conte bis, che tanto cambiamento aveva promesso, e adesso il rischio è che venga eliminata la sola disposizione ritenuta incostituzionale e si continui ad indugiare sulle altre norme che in fatto di ingiustizia non sono da meno.

Le modifiche attualmente in discussione hanno ad oggetto innanzitutto il ripristino di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, per gli stranieri che presentino seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano, o che fuggano da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione Europea. Per quanto riguarda il sistema di accoglienza, si ipotizza un ritorno al sistema dello Sprar e quindi di piccoli numeri, riducendo inoltre il limite dei giorni di trattenimento nei cpr, innalzato adesso a 180, in ogni caso quasi mai rispettato. Il governo sembra inoltre concorde nell’abrogare la possibilità di revoca della cittadinanza, poiché disposizione manifestamente illegittima che crea una pericolosa discriminazione tra i cittadini per nascita e chi lo è diventato successivamente. Infine, risulta necessario diminuire le multe che è possibile comminare alle navi private che compiono soccorso in mare- le ong– le cui somme erano state aumentate in sede di conversione del decreto.

Per quanto riguarda il sistema di soccorso in mare invece pare non ci sia alcun accordo, nonostante si tratti del tema più urgente da risolvere, con migliaia di vite in ballo.

Discontinuità significa nei fatti prevedere un sistema di accoglienza umano e una politica degli sbarchi realmente rispettosa dei diritti umani, quotidianamente calpestati per coloro che tentano di attraversare il mare per concedersi un’opportunità di vita migliore. Invece il Governo indugia e discute come se non si trattasse di vite umane, ma di semplici affari da decidere a tavolino tra i Paesi occidentali. Le promesse, fino a quando non si risolvano in fatti, rimangono tali e con esse, la credibilità dell’attuale Governo cala sempre di più, mentre esso dimostra di non avere a cuore nessuno dei principi che guidano- o dovrebbero guidare- il nostro ordinamento.

A cura di Giusy Santella

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