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Sepoltura o cremazione, una scelta difficile

Da sempre nella nostra cultura la sepoltura dei defunti rappresentava una scelta obbligata per tutti, la più logica con l’affermazione: polvere sei e polverei ritornerai ad essere. Il nostro corpo, anche se parzialmente divorato dai vermi, restituiva così alla natura le sostanze con cui era composto. Poi l’affollamento dei cimiteri ha introdotto la pratica disgustosa quanto necessaria della esumazione per fare posto a nuovi clienti.

Da alcuni anni mi capita di discorrere di morte con amici e conoscenti e tutti affermano categoricamente che desiderano essere cremati. Quando chiedo il perché di questa scelta vengono addotti 2 motivi, il primo economico, il secondo, pure importante, per evitare il fastidio ai figli, che quasi sempre abitano lontano, di dover sporadicamente recarsi sulla tomba a deporre un fiore. Anzi quasi tutti ambiscono a che le proprie ceneri vengano disperse al vento o nell’acqua del mare, affinchè scompaia ogni traccia del passato, una eventualità vietata dalla legislazione vigente.

La Chiesa da alcuni mesi si è pronunciata ufficialmente sulla cremazione, affermando che la pratica è tollerata purchè non costituisca nelle intenzioni offesa alla materialità della salma, ma ha stabilito che le ceneri debbano essere deposte in un luogo sacro, per cui, almeno i credenti, non potranno conservarle in casa.

Personalmente, forse perché posseggo una nicchia di famiglia(fig. 1), desidero lasciare ai posteri un segno del mio passaggio terreno, con la segreta speranza che in futuro, migliorate le tecniche di clonazione, qualche discendente deciderà di farmi rivivere, donando all’umanità  un nuovo Achille della Ragione.

 

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