Quale Giubileo per quale misericordia

Alcuni recenti documenti di papa Francesco relativi al prossimo Giubileo straordinario della Misericordia, consentono di focalizzare alcuni aspetti o dimensioni concrete per vivere questo evento come un “un vero incontro con la misericordia di Dio”. E non autoassolversi  a buon prezzo  con indulgenze a seguito.

Al di là di alcuni  casi maggiormente enfatizzati dai media  per ottenere l’indulgenza in occasione della celebrazione del Giubileo straordinario della Misericordia, indicati in una lettera di papa Francesco in data 1 settembre  a Mons Rino fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, come la facoltà concessa ai sacerdoti di assolvere “dal peccato di  aborto tutti quanti lo hanno procurato e ne sono pentiti” (quindi non solo le donne ma anche i maschietti che vi hanno concorso), interessa richiamare alcuni gesti concreti in riferimento alla sfida epocale degli imponenti  movimenti migratori di popolazioni che fuggono dalle guerre in medio Oriente ed in Africa.  In particolare si vuol fare riscoprire nel “tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale. L’esperienza della misericordia, infatti, diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato. Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Si tratterà pertanto di un’indulgenza giubilare piena, frutto dell’evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità”. Cioè ogni qualvolta si aprono fattivamente ed efficacemente le porte del cuore e le mani  per l’accoglienza umana ed efficace dello straniero, nella veste  di migranti, profughi, rifugiati. secondo l’invito evangelico.

Questa indicazione è maggiormente sviluppata nel documento presentato in data 20 agosto  in occasione della celebrazione della 102a giornata del rifugiato e del migrante il 17 gennaio 2016.   Nella prima parte  «Migranti e rifugiati ci interpellano», si fa  presente la drammatica situazione di tanti uomini e donne, costretti ad abbandonare le  proprie terre. Di fronte al rischio evidente che questo fenomeno sia dimenticato, papa Francesco presenta il dramma dei migranti e rifugiati come una realtà che ci deve interpellare. In questa linea si situa la bolla “Misericordiae vultus” quando afferma: <<Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto (…). Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo”».

Nella  seconda parte del documento si enuncia   «La risposta del Vangelo della misericordia», al  fenomeno della migrazione in riferimento  alla risposta del mondo e, in particolare, a quella della Chiesa nelle sue comunità. In questo contesto, papa Francesco  invita il popolo cristiano a riflettere durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale, tra cui si trova quella di accogliere i forestieri. E questo senza dimenticare che Cristo stesso è presente tra i “più piccoli”, e che alla fine della vita saremmo giudicati dalla nostra risposta d’amore, come si legge nel Vangelo di Matteo. «Essendo discepola di Gesù, la Chiesa è sempre chiamata ad “annunciare la liberazione a quanti sono prigionieri delle nuove schiavitù della società moderna>>.  Il documento non manca di segnalare l’esigenza di  approfondire il rapporto tra giustizia e misericordia, due dimensioni di un’unica realtà, seconda la  stessa  bolla del Giubileo. Ed aggiungiamo – senza approfondire –  la tematica del rapporto tra welfare e religioni nella modernità in  rapporto ad emergenze e crisi di varie specie.

Concretamente, non si tratta di essere solo spettatori davanti agli schermi della TV e del computer delle immagini di intere famiglie in cammino  attraverso le rotte europee alla ricerca di pace e di una vita migliore per i propri figli,  ma di fare in modo che queste marce di popolazioni umane in fuga da guerre e distruzioni attraversino mente, cuore, mani per non rimanere inerti. Non bastano pietà,  compassione ed emozioni, ma informazione, conoscenza, studio, approfondimento dei diversi aspetti di questi attuali movimenti migratori. In questo contesto é   fondamentale la conoscenza delle disposizioni internazionali, europee, nazionali per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti come quadro di riferimento per un’ azione di umanità e giustizia.   E, secondo le opportunità e scelte personali e collettive, mettere in atto le “buone prassi”  istituzionali e sociali per l’accoglienza, assistenza, ed integrazione di migranti e profughi. Senza  dimenticare  i rom, i profughi, gli immigrati sotto casa da decenni  nella nostra città o territori, accollando la responsabilità dell’accoglienza  alle istituzioni pubbliche  ed alle associazioni del privato sociale.

In conclusione, quale il “Giubileo” quello delle fatiche di popolazioni siriane ed altre in marcia verso una terra  promessa di pace e vita, e  delle comunitè europee disposte o meno all’accoglienza, o dell’attraversamento delle Porte sante?

 

 

P.S.

Appello del papa Francesco nell’Angelus di domenica 6 settembre

     Cari fratelli e sorelle,

la Misericordia di Dio viene riconosciuta attraverso le nostre opere, come ci ha testimoniato la vita della beata Madre Teresa di Calcutta, di cui ieri abbiamo ricordato l’anniversario della morte.

Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi”, dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura.

Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia.

Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma.

Mi rivolgo ai miei fratelli Vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi.

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