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Lo sfratto e la pazzia

Esasperazione. Una volta si diceva così, oggi è semplicemente pazzia indotta. Lungi da me giustificare l’insano gesto di una vecchietta che, in quel di Roma, sfrattata, si è “vendicata” facendo saltare in aria un’intera palazzina cagionando un povero morto innocente e una decina di feriti.

Oggi, per la prima volta dopo decenni, la legge di Stabilità varata a fine dicembre non ha rinnovato la sospensione degli sfratti per finita locazione (quindi escludeva sia la morosità, oggi la problematica principale, sia la necessità per il proprietario di riavere l’alloggio). Ne avevano diritto i nuclei familiari con limiti di reddito con a carico persone anziane, minori, portatori di handicap gravi e malati terminali. Esulta la Confedilizia – l’associazione dei proprietari privati – e si disperano i sindacati degli inquilini, secondo i quali ci sono decine di migliaia di famiglie a rischio.

Già nel 2014 il Codacons rileva circa 150 sfratti il giorno.

Sono nuclei che per reddito e situazione familiare non hanno alcuna possibilità di reperire un alloggio alternativo. Il governo fa sapere d’investimenti stanziati nell’ultimo anno nel settore ma, di fatto, in buona parte mai spesi. Ciò permetterebbe ai Comuni di cavarsela senza ricorrere al blocco. Sempre ammesso che i soldi entrino in tempo nelle casse comunali il problema abitativo è tutt’altro che risolto: nel settore privato le case restano vuote per gli esorbitanti prezzi degli affitti e questi affitti nel settore pubblico non trovano immediata soddisfazione perché i meccanismi d’assegnazione sono contorti.

Ben 700 mila famiglie, che hanno fatto domanda di una casa popolare e che i comuni hanno certificato come aventi diritto, rimangono ancora privi di una risposta; gli sfratti d’altro canto sono in continuo incremento e ormai si assestano intorno alle 80.000 nuove sentenze l’anno, quasi 350 mila negli ultimi 5 anni.

Per Guido Piran, segretario generale del sindacato degli inquilini, l’emergenza attuale si risolve solo rilanciando l’edilizia pubblica e ristrutturando in primis il patrimonio esistente. “…gli affitti privati sono troppo alti e la locazione concordata non esiste più. Puntare sul taglio delle tasse a carico del locatore, la famosa cedolare secca, è stato un errore. Quella misura non ha funzionato, quella misura non ha prodotto una riduzione degli affitti. Serve una legge quadro sull’edilizia pubblica… ora ogni Regione va per proprio conto, decide da sola anche i limiti di reddito e le iniquità sono evidenti. Le cifre di cui parla il governo arrivano tardi e coprono più anni. In Europa si fa molto di più, il solo Regno Unito spende 2 miliardi di sterline l’anno”.

Le stesse associazioni dei proprietari hanno rilevato nel 2014 un ritardo di almeno uno o due mensilità nel pagamento degli affitti da parte degli inquilini, evidentemente in crescente difficoltà.

In Italia oggi ci sono centinaia di migliaia di famiglie senza casa o con forte disagio abitativo e contemporaneamente centinaia di migliaia d’alloggi vuoti, senza gente. Si costruisce, ma non per la domanda effettiva di case e non per i nuclei familiari che esprimono il bisogno di casa, i cui redditi non sono compatibili con i prezzi.

Bisognerebbe recuperare e riutilizzare il già costruito, dall’enorme patrimonio pubblico vuoto, in disuso o in dismissione. Ci sarebbe bisogno di un piano speciale dedicato alla residenza popolare (con affitto sociale…) senza penalizzare il territorio con nuove cementificazioni a favore dei soliti noti…

Senza dimenticare i privati locatori per fare una cernita seria con azzeramento delle tasse per chi si adeguerebbe ai fitti a prezzi cosiddetti sociali.

Oggi esiste una tassazione ridotta anche per gli affitti del libero mercato che è risultato un intervento iniquo ed inefficace. Paghi di più chi continua a mantenere sfitte le case solo perché non trova acquirenti ai prezzi (spessissimo non giustificati) richiesti.

Parlare ancora oggi d’emergenza casa è semplicemente vergognoso, quando, in giro, si notano centinaia di migliaia di tapparelle chiuse.

Nessun Paese può considerarsi equo e civile quando anche ad un solo cittadino è negato il diritto di avere un tetto sulla testa. La crisi in atto acuisce ogni problema e rischia di far diventare anche una vecchietta innocua, come probabilmente la stessa che ha fatto saltare in aria una palazzina di Via Togliatti a Roma, una probabile “giustiziera” per la casa. Troppo spesso, negli ultimi anni, i terroristi ce li “costruiamo” in casa, senza andare a scomodare Schengen e i fondamentalismi…

 

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