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Due importanti giornate a Napoli sui diritti dei detenuti, in Campania e in Italia

Si è tenuta ieri, presso il Palazzo Salerno a Piazza del Plebiscito, la Conferenza dei Garanti Territoriali delle persone private della libertà personale.

Solo la prima di due importanti giornate di lavoro a Napoli, 13 e 14 luglio, con lo scopo di preservare i diritti dei detenuti e favorirne il reinserimento.

Ad aprirla è stato il Garante campano, Samuele Ciambriello, che dopo aver ringraziato le forze militari per l’accoglienza e i presenti ha subito posto in evidenza alcuni dei dati più critici:

“Queste due giornate di lavoro, oggi e domani, devono essere un confronto costruttivo rispetto ai 57230 detenuti al 1° giugno 2023, ai 77 mila nell’area penale esterna, ai 390 detenuti minori nei 17 istituti italiani, ai tanti nelle REMS, negli SPDC, ai minori stranieri non accompagnati e a coloro che sono limitati della libertà personale.

Abbiamo carceri sempre più affollate con suicidi in aumento e gesti di autolesionismo sempre più frequenti. Al 9 luglio 2023 sono avvenute 96 morti nelle carceri, 33 suicidi”.

Ciambriello afferma che ormai ci troviamo in una giustizia mediatica, un populismo penale che considera il carcere una discarica sociale: una risposta semplice a problemi complessi.

“Verranno affrontati temi come il diritto alla salute fisica e mentale, il diritto al lavoro, all’istruzione, all’affettività e all’habitat” così ha chiuso il suo intervento iniziale il Garante campano.

Subito dopo ha preso parola il Generale di Brigata Claudio Minghetti, che ha lodato il lavoro del Garante campano e dei presenti, accogliendoli all’interno del Palazzo Salerno.

Ad intervenire poi è stato il Gennaro Oliviero Presidente del Consiglio regionale della Campania:

“Ringrazio l’esercito per l’accoglienza. È una grande occasione di dibattito, con temi importanti da affrontare: grazie a queste iniziative la politica può conoscere meglio le situazioni ed intervenire più efficacemente”.

Successivamente la parola è passata al Portavoce della Conferenza, il Garante del Lazio Stefano Anastasìa:

“Ringrazio i presenti. Abbiamo voluto costituire questo Comitato scientifico con chi ha svolto il ruolo di Garante in passato o lo fa attualmente per trovare delle soluzioni, arricchendolo con l’esperienza e il bagaglio di tutti i coinvolti. Naturalmente nel percorso sarà fondamentale l’aiuto degli enti territoriali, senza i quali il percorso di reinserimento dei detenuti è impossibile”.

Ad offrire importanti spunti riflessivi è stato Giovanni Fiandaca, ex Garante della Sicilia, giurista e professore per decenni di diritto penale:

“Ringrazio anche io i presenti e l’esercito per l’ospitalità. Purtroppo i problemi attuali non nascono oggi, da 40 anni si parla di sistema in crisi. Nei 50 anni in cui sono stato giurista il ricorso alla giustizia penale non è nemmeno sempre stato socialmente produttivo, a volte ha generato vortici negativi, almeno nelle esperienze che ho visto.

Il discorso è molto ampio e va affrontato con cognizione; la pena detentiva è in crisi dai primi decenni dell’800, come affermano i giuristi stessi dell’epoca. Bisogna tentare di revitalizzare il detenuto con le giuste misure e i giusti studi. Ad esempio i dati sulla sanità mentale sono troppo generici nonostante il tema sia di importanza fondamentale. Occorrerebbero delle indagini statistiche: non possiamo leggere di “detenuti tra il 40 e il 60%” in studi del genere, bisogna essere specifici. I rieducandi hanno bisogno di supporto psicologico, a volte anche affettivo e elementare.

Un’altra riflessione va fatta sulla giustizia punitiva: non bisogna cadere negli estremi, in pene troppo severe o troppo leggere.

Il sistema penale, com’è da 40/50 anni non solo in Italia ma in molti paesi europei, non è efficace: c’è la necessità di affrontare i veri nodi politici e penali. Il principio rieducativo andrebbe messo al centro del dialogo quotidiano”.

Prezioso è stato anche l’intervento di Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte costituzionale ed ex Ministro della Giustizia, in collegamento web come i Garanti impossibilitati nell’essere a Napoli:

“Gli spunti di chi mi ha preceduto mettono tutti in evidenza delle possibili soluzioni a delle grandi criticità. L’unica riflessione che vorrei aggiungere è il diritto alla cultura del detenuto, un momento essenziale nel percorso rieducativo. La cultura deve entrare nelle carceri, anche questo è rispetto della dignità del detenuto, servono misure affinché questo avvenga.

Le variabili dello spazio e del tempo inoltre sono centrali: gli spazi angusti e spesso l’ambiente forte del carcere si uniscono ai dubbi del detenuto che vorrebbe staccarsi dal reato commesso in passato per proiettarsi sul futuro.

Gran parte dei suicidi nel carcere però sono dovuti dalla perdita di speranza, pochi giorni/mesi dopo essere entrato o prima di uscire, questo perché il detenuto magari non riesce a vedere un proprio futuro al di fuori del carcere e ciò è anche un problema culturale”.

Successivamente i diversi Garanti Territoriali hanno offerto il loro punto di vista affinché nascessero ulteriori spunti di riflessione.

A chiudere la conferenza è stata poi Daniela De Robert, componente del collegio del Garante nazionale dei detenuti, seguita dalle riflessioni degli altri Garanti Territoriali che non erano intervenuti. Queste le parole di De Robert:

“Porto i saluti del Presidente (Mauro Palma, ndr) che non è qui ma si trova in Albania per firmare il secondo accordo internazionale per avviare una sorta di staffetta di tutela dei diritti nell’ambito dei rimpatri forzati.

Il Comitato scientifico di stamattina è uno strumento fondamentale. Come già detto c’è bisogno di conoscenza, di analisi, di comprendere, di una riflessione attenta ed emotiva; tutti gli ambiti di cui ci occupiamo sono estremamente sensibili. Bisogna approfondire i dati. È importante che le varie amministrazioni siano trasparenti. Manca inoltre un ordinamento che regola, c’è una serie di norme minori, secondarie ma non una norma a garanzia.

Ci sono temi rilevanti: quello delle donne, quello dei detenuti formalmente fuori le frontiere, col Garante che quindi non può intervenire, il trasferimento forzato di persone migranti. C’è un’inefficacia del sistema di esecuzione penale.

Tutto ciò pone un interrogativo: come si giustifica la privazione della libertà finalizzata ad un destino che non viene sistematicamente accetto. Bisogna inoltre aumentare i luoghi di detenzione amministrativa come fortunatamente già in molti hanno notato. A volte questi temi possono sfuggire”

 

 

Di Claudio Bencivenga

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