Cultura

Un viaggio tra la famiglia e la magia: Encanto nelle sale dal 24 novembre

La famiglia è da sempre una culla d’amore e di magia; in famiglia si ride, si scherza, si fantastica sul futuro, e perché no, si sogna. E cosa succederebbe se una famiglia da sogno arrivasse sul grande schermo?

A coronare il sogno di tutti, grandi e piccini, ci ha pensato la Disney, per antonomasia madrina di favole e lieto fine: al cinema dal 24 novembre “Encanto”, la storia di una famiglia colombiana dotata di poteri magici. Protagonista Mirabel, l’unica ragazza a non possedere il dono della magia, che si impegnerà a salvare i suoi cari da un terribile pericolo.

Come riporta Vanity Fair, il film tiene alta la tensione fino all’ultimo, ma manca qualcosa. Se già è difficile sentirsi all’altezza in una famiglia normale, figuriamoci in una famiglia dotata di poteri speciali come quella dei Madrigal. Nella casita nel cuore della Colombia di Encanto, il nuovo film della Disney vive, infatti, una famiglia dai mille doni: una sorella dotata della super forza, un’altra che cambia il tempo a seconda del suo umore, un cugino che cambia aspetto come se fosse un mutaforma, una madre che guarisce i malanni delle persone sfornando dei dolci appetitosissimi, e poi c’è Mirabel.

Encanto: trama e curiosità

Encanto: una storia che parla di famigliaMirabel, occhiali rotondi e capelli crespi, è l’unica dei Madrigal a non possedere nessun talento speciale. Al momento della cerimonia di iniziazione, quella che, a un certo punto della vita dei Madrigal, chiede alla casita, di aprire una stanza per svelare un potere speciale, per Mirabel non si apre, lasciando che la matriarca pensasse a una sorta di maledizione, a un presagio oscuro sulla mancata inesauribilità dell’incanto.

Tra la meravigliose canzoni firmate da Lin-Manuel Miranda, già dietro quel gioiellino di Hamilton, e i colori saturissimi di un piccolo angolo di paradiso nel cuore della Colombia, Encanto prosegue la sua linea narrativa fino a quando Mirabel non vede che le mura della casita iniziano a creparsi, lasciandole intuire che qualcosa non quadra.

La sorella maggiore si sente debole e non più vigorosa come al suo solito, ma i Madrigal zittiscono i dubbi di Mirabel perché, in certi casi, è molto meglio nascondere la testa anziché affrontare i problemi di petto. A quel punto la ragazza inizia a cercare le risposte da sola, mettendosi alla ricerca di suo zio Bruno, doppiato nella versione italiana da Luca Zingaretti (alias Commissario Montalbano), bandito dalla famiglia tanti anni prima, quando predisse – il suo dono era quello di predire il futuro – un disastro su cui nessuno si è mai permesso di indagare.

Il film tiene alta la tensione fino all’ultimo, offrendo una trama un po’ dark e un po’ adrenalinica che, purtroppo, si incrina nel finale, con una risoluzione molto disneyana ma di scarsa efficacia narrativa.

Da un po’ di tempo che i film della Disney stanno pian piano rinunciando al ruolo del cattivo per una lezione morale che sembra dirci che gli ostacoli più grandi, in realtà, siamo noi stessi. È successo in Inside Out, in Soul, e, ora, anche in Encanto, e la cosa non può non incidere sul modo di percepire la storia da parte dello spettatore. È come se la Disney volesse proteggere i più piccoli dalla paura, dal trauma, dalla morte, e questo non va bene. Interiorizzare la paura – e la Disney l’ha affrontata decine di volte, dal dolore per la morte di Mufasa alla perfidia dell’Orso di Toy Story – è un modo per suggerire ai bambini di stare all’erta e di fargli capire che c’è sempre una nube oscura che può diradarsi prima di incontrare il sereno.

La strada degli ultimi film sembra, invece, individuare soluzioni alternative che vanno anche bene, ma senza dimenticarci che sono proprio i cattivi . E la Disney lo sa bene, visto che ha incassato milioni di dollari grazie agli spin-off di Maleficent e di Crudelia – a rappresentare quello che Chris Vogler definiva «conflitto».

Encanto: una storia che parla di famiglia

La verità è che Encanto, diretto dal co-regista di Zootropolis Jared Bush e da Byron Howard (e con le voci,  nella versione italiana, di Alvaro Soler e di Diana Del Bufalo) è un film perfettibile che, con un conflitto più efficace, sarebbe diventato perfetto.

A cura di Francesca Mastrangelo

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