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I 10 ANNI DEL PD. IL GIORNO DELL’ORGOGLIO RITROVATO. RENZI:”ABBIAMO UN NEMICO E’ L’AUTOREFERENZIALITA’, IL PARLARSI ADDOSSO, LE DIVISIONI INTERNE.”

Tre uomini. Il primo segretario del partito, il Presidente del Consiglio e l’attuale segretario del Pd. Tre politici diversi. Ognuno con il suo stile comunicativo, ognuno con la sua storia personale. Eppure insieme, sul palco di un teatro di Roma. Felici e, forse, emozionati. Uniti da un filo rosso che porta fino ad una passione comune: quella per la politica con la P maiuscola. La loro casa, nonostante le diversità è quella del Pd. Ed è questa la giornata giusta per ribadire, ad alta voce, l’orgoglio di appartenere al Partito democratico.Con l’inno dell’Ulivo, La Canzone Popolare di Fossati, prende il via all’Eliseo la festa per i 10 anni del Pd. Pesa in sala l’assenza di Romano Prodi e di big storici come Arturo Parisi e Francesco Rutelli ma nelle prime file siede Franco Marini, omaggiato come un padre nobile. Con la regia di Walter Veltroni, parleranno oltre al primo segretario dem il premier Paolo Gentiloni e Matteo Renzi. Presenti tanti ministri, da Franceschini a Lotti, da De Vincenti a Poletti e Fedeli, ma manca, a quanto si apprende, il leader della minoranza dem Andrea Orlando.La presenza di Walter Veltroni sul palco dell’Eliseo è davvero lo sprint che ci si augurava. Con la scelta di tornare a parlare pubblicamente del Pd, Veltroni sembra tornare all’essenza della politica. Qualcosa che nella degenerazione della politica urlata o cliccata ci eravamo quasi dimenticati: “Non prendetemi per un’utopista o un visionario ma per me la missione della politica è questa: cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. Quanto bene ha fatto la politica al nostro mondo e, fatemelo dire, alla sinistra e ai riformisti”. Nessuna vergogna di pronunciare le parole sinistra, riformismo o democrazia, le parole portanti del nostro futuro: “Tutto è diventato effimero, per questo motivo le democrazie sono in affanno, non riescono a stare ai tempi con questi cambiamenti” ma non bisogna rassegnarci o dividerci “se c’è un momento della storia in cui c’è bisogno di sinistra è questo ma senza chiusure pregiudiziali perché “mi sento più vicino a persone come Tina Anselmi piuttosto che i nuovi gattopardi di una politica senza anima“.

Ha fatto eco a Veltroni, invitando a superare rancori e divisioni il segretario Pd, Matteo Renzi: “A chi ha anteposto il destino personale al destino del Pd minacciando di andarsene e poi andandosene voglio dire che il Pd appartiene al suo popolo e chi se ne va tradisce se stesso. Basta con i rancori, sentiamoci tutti a casa nostra”, ha detto, sottolineando ancora una volta il ruolo del Partito democratico: “Se non ci fosse stato il Pd, la sinistra italiana sarebbe irrilevante. Bisogna avere il coraggio di riconoscerlo”.

E ancora: “Il Pd non appartiene a chi è sul palco questo momento. Noi abbiamo un debito straordinario e una grande gratitudine nei confronti di Veltroni, ma il Pd non appartiene a lui. Noi sosteniamo Gentiloni, ma il Pd non appartiene nemmeno a lui e men che meno a me. Il M5S appartiene al figlio del fondatore, al nipote del fondatore e al commercialista del fondatore. La nostra è tutta un’altra storia”, ha detto, non risparmiando critiche al movimento di Beppe Grillo: “Avete visto cosa è accaduto, qualcuno ha sbagliato piazza a fare le proteste. Ma a me preoccupano più quelli che hanno sbagliato secolo nelle proteste”.

Ma il Partito democratico, ammette l’ex premier, ha un nemico:  “Abbiamo un nemico è l’autoreferenzialità, il parlarsi addosso, le nostre divisioni…Nessun altro fa i Congressi, noi quando li facciamo viviamo questi appuntamenti come uno scontro all’arma bianca”, ha sottolineato. Gli avversari, però, sono fuori dal Pd: “Il nostro avversario è il centro-destra. Se passa come spero il Rosatellum abbiamo di fronte a noi un corpo a corpo in tutti i collegi con un centrodestra populista, che ci ha lasciato con lo spread e la più grande crisi economica del dopoguerra. O noi saremo nelle condizioni di capire che questa è la sfida o rischieremo di perdere non noi come Pd ma l’Italia”.

A chi chiede chi sarà il futuro premier, Renzi risponde deciso: “Non mi interessa chi – ha chiarito -: mi interessa come, come fa la battaglia in Europa”.

Anche il segretari Pd ha affrontato il problema del lavoro che, sostiene, “non si difende mettendosi sulle barricate a difendere un totem ideologico, ma creando posti di lavoro e evitare le dimissioni in bianco”. E non è mancata una frecciata a un’austerità eccessiva: “L’austerità ha fallito, ha creato disoccupati – ha detto riferendosi alla necessità che l’Unione europea svolti pagina -. Mettere in discussione il fiscal compact è la cosa più di sinistra possibile”.

Infine lancia uno sguardo al futuro: “Dobbiamo superare questa fase di discussione con la voglia di costruire il futuro. Non è vero che va tutto male, i prossimi dieci anni saranno fantastici”.

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