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I ROM CON NOI: ELABORARE LE DIFFERENZE

Nell ’interlocuzione con le comunità Rom con cui siamo a contatto non solo nell’area napoletana, in riferimento ai problemi di integrazione/inclusione sociale specialmente sotto il profilo abitativo con il superamento della sistemazione in campi ai margini della città, anche da parte dei ben intenzionati si manifesta talora in incontri una difficoltà di “comprensione” del loro linguaggio (e viceversa) non solo verbale e dei gesti. Si tratta di ELABORARE LE DIFFERENZE non solo culturali di stili e modi di vivere nell’impatto e contaminazione con i nostri modelli culturali di vivere e relazionarci da parte di popolazioni insediate da decenni sul nostro territorio anche se ai margini dei nostri abitati, cioè di antica immigrazione, per un auspicato reciproco riconoscimento e coabitazione pacifica in vista di realizzare la richiesta inclusione sociale da parte di direttive europee e nazionali. A nostro avviso, si tratta altresì di ELABORARE LE DIFFERENZE SOCIALI sotto i nostri occhi al di là della strada, di Rom, in prevalenza di nazionalità straniera, in uno stato di marginalità, segregazione, precarietà in insediamenti che non sono altro che baraccopoli come nel caso del campo di Cupa Perillo a Scampia-Napoli. Si tratta di comunità discriminate che da generazioni vivono sulla loro pelle la SEGREGAZIONE ABITATIVA e la marginalizazione sociale, che come nel contesto napoletano non vedono le loro istanze – se non faticosamente e per opera di associazioni – riconosciute ed esaudite da parte delle sedi istituzionali, cioè Comune napoletana e Regione Campania. Di seguito alcune considerazioni elementari non inutili per tutti coloro che a diverso titolo e diversi modi impattano le comunità Rom circostanti.

In primo luogo, questo tentativo di elaborazione culturale del linguaggio non solo verbale dei nostri Rom, il riferimento è ai loro “mondi vitali” – secondo la sociologia schutziana – che li hanno conformati alla luce di una storia non solo di migrazioni, ma di marginalizzazione, esclusione, persecuzione nei paesi europei nei decenni e secoli alle nostre spalle. Insieme all’etnocentrismo culturale, occorre evitare un “approccio culturalista” che può far dirottare verso una pericolosa “deriva etnica”. In questo approccio ai mondi vitali ed ai problemi vitali di queste comunità in una situazione di marginalità ed esclusione sociale, una considerazione elementare riguarda il rapporto ineguale esistente tra bisogni di vita/ risorse non solo economiche di cui si dispone per affrontare i problemi familiari di vita quotidiana, che da luogo ad economie di sopravvivenza.

In secondo luogo, per evitare forme di assistenzialismo nei confronti di queste comunità Rom, nel contesto delle forme di operosità sociale pro Rom non si può ignorare, dal punto di vista di direttive e normative pubbliche, la “STRATEGIA NAZIONALE D’INCLUSIONE SOCIALE DEI ROM,DEI SINTI DEI CAMMINANTI 2012-2020.Attuazione Comunicazione Commissione Europea n.173/2011”, per guidare nei prossimi anni una concreta attività di inclusione sociale dei Rom, dei Sinti e Camminanti, superando definitivamente la fase emergenziale che negli anni passati ha caratterizzato l’azione soprattutto nelle grandi aree urbane.Per tutti coloro che con preparazione o meno, esperienza accomulata , si spendono in attività a favore dell’inclusione sociale delle comunità Rom , non si può ignorare che con tale “Strategie si intende pertanto non solo raggiungere l’integrazione /inclusione sociale effettiva di comunità Rom , Sinti e Camminanti , ma anche la loro piena capacità di esercitare i diritti fondamentali , sanciti all’articolo 2 ,prima parte della Costituzione italiana”, che statuisce in particolare che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo , sia come singolo sia nelle formazioni sociali in cui svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica ,economica e sociale “.

Si tratta di direttive , norme o regole che dir si voglia che hanno un valore di normativa per le politiche pubbliche , l’azione di associazioni ed i comuni cittadini . Si configura in tal modo l’approccio diritti umani che caratterizza l’azione e le lotte per il loro riconoscimento .Non è inutile osservare che quando ci troviamo di fronte a Rom-di cui non sempre comprendiamo il loro linguaggio e le loro aspettative ,che siamo in un processo in corso di inclusione sociale che comprende le dimensioni dell’abitare , dell’istruzione , dell’accesso al lavoro ed alla sanità , per raggiungere una piena cittadinanza sociale .”RESTIAMO UMANI “è lo slogan che abbiamo portato con i Rom nelle lotte popolari di Scampia .

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