Cultura

Il dottor Caligari e le unioni gay

Il dottor Caligari non è contrario alle unioni gay. D’altronde non potrebbe non essere così: pur essendo avanti negli anni, infatti, il mio ospite non ha mai nascosto le proprie simpatie per il cambiamento, soprattutto quando l’evoluzione dei costumi e delle norme introduce innovazione nel rispetto di principi fondamentali come la persona, l’amore, la libertà di scelta. Allo stesso tempo, come osservatore dei tempi e cultore delle diversità lui non potrebbe mai nutrire pregiudizi davanti alla volontà e al sentimento di due persone che decidono di andare a vivere insieme, seppure dello stesso sesso “giacché – ama ripetere – l’anima di ciascun individuo, nel profondo della sua essenza, non conosce distinzioni. Di ceto, di ideologia, di credo, figurarsi di sesso”.
Piuttosto, il dottor Caligari è proprio avverso a tutto ciò che riconduca al vincolo dell’istituzione matrimonio. E’ un legame innaturale – argomenta – che di norma due persone sono spinte ad accettare soltanto in virtù di quell’elemento rivoluzionario comunemente noto con il termine “amore”.
“Anzi, il matrimonio è stato inventato proprio per questo sin dalla notte dei tempi. Cioè per prendere in parola due pazzi “ incalza il dottor Caligari. Per rafforzare il ragionamento il mio ospite esibisce una sorta di prova del nove: “Nella mia non breve esistenza ho assistitito a tanti matrimoni infelici, questo è pur vero. Ma le assicuro: non ho mai assistito ad alcun divorzio felice”.

Non solo. Il dottor Caligari si dice convinto che il vincolo matrimoniale in sé sia un fatto superato. Dal canto mio, stavo anche per credergli quando poi lui ha sentenziato: “Nessuno è mai sopravvissuto al matrimonio. Pensi a tutti quelli che si sono sposati… A cominciare da Adamo ed Eva. Sono tutti morti”.

Provo a domandargli se è mai stato sposato, lui. Il dottor Caligari abbozza un cenno affermativo. E quando gli chiedo di sua moglie il mio ospite offre un altro saggio delle proprie convinzioni nettamente contrarie al vincolo.

“Come tutte le mogli: voleva parlare, parlare. Il problema è che io sono un tenero. Come tutti i mariti. Ognuno di noi è parte di sua moglie anche quando non lo vorrebbe. D’altro canto, anche qualsiasi donna è parte di suo marito, pure quando lo vorrebbe sapere sprofondato negli abissi. Siano loro felici o no, affettuosi o
incazzati”.
Lei non sembra tenere conto della differenza di quando uno è innamorato e quando non lo è, ribatto io. Il dottor Caligari puntuale risponde al punto: “Sa perché? E’ proprio dell’amore trovare attraente l’incompatibile. Pensi: io da autentico uomo del Sud amo il mare, mentre lei non gli dava alcun valore, anzi ne aveva paura. Il vento? Lei diceva che le procurava soltanto fastidio, che le scompigliava i capelli, che non serviva a niente, che pareva non andasse da nessuna parte. Ebbene: io lo amo, la brezza mi fa sentire un’altra persona. La luna? E’così magica! Per lei era una specie di mamozio, come uno spauracchio affacciato sui campi che sta lì a non fare nulla. Mentre magari la campagna, che a me non dice niente, ecco: lei ci andava matta!”.

Non ostenta emozioni il dottor Caligari e, quando mi avvicino nel porgergli la tazzina di caffè, mi sembra di scorgere negli occhi suoi come un velo. Ma è soltanto una fuggevole percezione che lui prontamente provvede a fugare con una risata delle sue, esagerata, sfottente, da trivio. Forse mi sono sbagliato.

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