Cultura Spettacolo

Il rapper Geolier partecipa al festival di Sanremo con un testo sgrammaticato, ed è polemica

La tendenza in questa attuale era social digitale è quella di indignarsi per qualsiasi cosa, e come pretesto si prende un evento, una situazione che in qualche modo abbia colpito l’opinione pubblica. Uno di questi, soprattutto per Napoli e dintorni, è la pubblicazione del testo di una canzone di Sanremo, testo del rapper napoletano Geolier che ne sarà anche l’interprete. Il rapper non è notissimo al grande pubblico ma evidentemente lo è alla alla commissione esaminatrice del festival che lo ha considerato idoneo per poter far parte dei big della settantaquattresima edizione del Festival di Sanremo.

Ad iniziare la polemica sono stati alcuni intellettuali napoletani, subito seguiti a ruota dalla maggioranza di quasi tutti i napoletani che hanno un profilo social. La maggioranza delle persone che si sono associate alla polemica degli studiosi del linguaggio napoletano però non hanno in realtà capito il vero motivo dell’indignazione, infatti le risposte alla domanda del perché delle critiche sul testo sono state del tipo “perché il testo è brutto”, “perché non è bello come i versi che scrive Gigi D’Alessio”, “perché non c’è la rima”… nessuno ha in realtà capito il motivo per cui è in effetti giusto indignarsi, ovvero che il testo (e già il titolo I p’ me, tu p’ te è tutto un programma) è stato scritto in un napoletano pessimo, finto, scritto come si pronuncia ignorando le più elementari regole della grammatica, è come se la frase inglese the bottle is in the table la scrivessimo d bottol is on de teibol.

Il problema è che nessuno dei suddetti indignati ha capito il motivo della sua indignazione perché anche a Napoli e dintorni non si sa scrivere in napoletano (già affrontammo l’argomento qui), e questo è grave perché il napoletano è una vera è propria lingua, e come tale deve essere rispettata e non dimenticata, è grave che la scuola non faccia nulla per preservare un patrimonio culturale come lo è appunto una lingua come il napoletano che ha avuto fior di poeti e scrittori, ed è grave che una manifestazione canora così importante accetti un testo come questo senza battere ciglio.

Il napoletano non è un semplice dialetto, è una lingua e come tale deve essere rispettato, nel corso dei secoli illustri scrittori e poeti hanno scritto in questa lingua, è un patrimonio che va tutelato, se non si corre ai ripari tra qualche anno scriveremo tutti come Geolier.

Raimondo E. Casaceli

 

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