Cultura

La Comunicazione di strada

Negli anni settanta si è vista fiorire una speciale, estemporanea, creativa forma di comunicazione: l’uso delle bombolette spray sui muri e su manifesti. Si può parlare d’ispirazione dai muri. S., dalle scritte sui muri, sui  monumenti, per le strade e le piazze della città. Quale muro è ancora libero da scritte? Forse quelli da costruire!

Le bombolette sono diventate nel corso del tempo le nuove «armi» della contestazione e della «rivoluzione culturale», «armi improprie » per le comunicazioni urgenti alle «masse» e anche mezzi di espressione e di confidenze tutte private. I neo copy-writers del muro, attraverso i loro «annunci pubblicitari » scrivono di tutto: messaggi pieni di artificiose fantasie, carichi di immaginazione, istitutivi di uno «stile letterario» senza uguali. Oggi, sui muri si parla di politica, del governo, di sport, di religione, di scuola, degli amici, del matrimonio, dell’aborto, del divorzio, degli animali. Se lo stile è vivo, non raramente l’ortografia e la grammatica lasciano a desiderare. Ci sono anche le scritte interrotte per fine bombola o arrivi inaspettati. Ma anche le «opere» complete non hanno vita facile. Incisive sono anche le scritte formate da una sola parola: rivoluzione, lotta, assassini, violenza, morte, libertà. Talvolta, si tratta anche di frasi brevi, concise, caratteristiche che rispecchiano spesso lo spirito vivo ed immediato del popolo. Anche migliaia di anni fa scriveva sui muri: chi non conosce Pompei? Avvisi elettorali, anche allora in nero e in rosso, notizie di furti, saluti di innamorati, disegni e, come accade oggi offese e parolacce.

I muri, libri aperti per autori più o meno anonimi, sono sempre stati portavoce messaggi popolari o di regime. La maggior parte di queste scritte sono state «cancellate» dall’opera del tempo, il quale, per proprio conto, cancella meglio degli ultimi imbianchini. Oggi, se ne intravedono ancora, scritte ormai vecchie che hanno di certo perduto  la loro «carica», conservando un sapore quasi archeologico. Ma ci sono evidentemente molti nostalgici fra gli attuali imbrattatori dei muri, la cui nostalgia si rivela con chiarezza nelle scritte W IL RE, W HITLER, M = MUSSOLINI =VITA. Il muro è una nuova forma di libertà di stampa, di informazione.

Libertà oggi è muro, muro diventa comunicazione di massa, slogan, pubblicità. Ed anche la pubblicità vera e propria si è ispirata non solo alle idee, ma alle tecniche delle scritte murali. Eppure non sono altro che il frutto di un’idea suggerita da chi, con il solo costo di una bomboletta, lancia messaggi meno studiati, ma spesso più duraturi e profondi degli altri. Il «raptus» delle scritte, versione politica, ha una sua espressione tutta particolare. Naturalmente, con la politica è direttamente colpito anche il governo di solito «ladro», i capi e i sottocapi oltre che «ladri» anche «assassini» e le forze dell’ordine «sbirraglia al servizio dell’ignominia».

Ma, in Italia, non ci si occupa solamente dei problemi« interni». E sarebbero tanti. Sono all’ordine del giorno anche gli «affari esteri»: Libano, Cuba, Spagna, Cile, Grecia, tutti sui muri di casa nostra. Dopo la politica, il lavoro, naturalmente la famiglia. E strettamente legato il matrimonio, l’aborto, il divorzio. Fiumi di parole sono stati scritti sull’argomento: le scritte più significative si possono leggere vicino ad ospedali, tribunali, chiese. E proprio vicino alle chiese anche il Papa e i preti sono stati «colpiti ». Anche lo sport è oggetto di attenzione da parte di questo genere di “cronisti”. È pur vero che si agisce dentro uno stadio, ma direi che questo tipo di agonismo è totalmente diverso. Ormai tutti gli stadi d’Italia sono «tappezzati » di scritte che con lo sport non hanno niente da spartire. Forse qualche nome di giocatore qua e la fa ricordare che ancora presumibilmente si parla di calcio. Lo stadio, le squadre di calcio, riassumono il carattere delle regioni, le segrete mentalità popolari; offrono in parte un’analisi della vita italiana.

Di questo strano Paese talmente incattivito e becero che ama distruggere i suoi idoli credendo magari di rinnovare. Non solamente il calcio è colpito, ma indubbiamente il più martellato. L’amore poi, quanti cuori si vedono.

Gesso, lapis, vernice. All’amor non si comanda. La serie è piuttosto divertente; frasi dolci, meno dolci, disperate da chi è stato piantato; ragazze abbandonate dopo l’uso da «cavalieri» moderni. E con l’amore il sesso, le femministe, le lesbiche, gli omosessuali.

Comprensione, quindi, verso quello che si avvia ad essere un vero e proprio problema storico sociale: l’abbandono da sempre più numerosi strati giovanili, dei valori etici dominanti fino ad oggi. È vero anche che una buona parte di ci. che si legge su muri e striscioni è reale voglia di comunicare. E mentre ci rincorriamo in questo spietato  mondo, come un cane la punta della coda, disorientati dalla politica, corrosi dall’insoddisfazione, già delusi del domani, tentiamo di fermarci un attimo per ringraziare quello sconosciuto che ha usato la mano in modo giusto, in mezzo a tante altre mani sconsiderate che hanno “sprayato” le cose più impossibili, solo per farci sorridere davanti a una promessa. Ho trattato questo argomento nella mia tesi di laurea in Teoria e Tecniche della comunicazione all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Salerno, corso di laurea in Programmazione, amministrazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali.

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