Sport

Le regole della Federcalcio

di Tullio Morello*

La giustizia sportiva viene considerata in Italia una giustizia domestica. Nel senso che è la Federcalcio che detta le regole e sceglie gli organi investigativi e i giudici che devono applicarle, con il paradosso che può capitare che il giudice debba giudicare chi lo ha scelto per quell’incarico. Capirete che per farlo, allora, occorrono giudici professionalmente molto strutturati e con le spalle larghe, ma questo non sempre accade. Le regole della Federcalcio tante volte sono particolari e persino in contrasto con altre regole dell’ordinamento civile e di quello penale dello Stato italiano. La regola più discussa, in tal senso è senza dubbio quella che prevede la responsabilità oggettiva delle società per i fatti commessi dai propri tesserati e dai propri sostenitori.

Allora, ad esempio, vediamo società che vengono punite per il lancio di oggetti in campo da parte dei tifosi, società che vengono punite perché i propri tesserati hanno dei comportamenti illeciti, come la vendita della propria prestazione sportiva a organizzazioni criminali che indirizzano l’andamento dei risultati delle partite di calcio, il cosiddetto calcio scommesse, ecc. Quello della responsabilità oggettiva è un principio molto pericoloso anche perché espone le società stesse a ricatti o a vere proprie estorsioni da parte di gruppi organizzati che vogliono perseguire i loro interessi criminali, quali il conseguimento di denaro, di biglietti oppure di altre utilità da parte dei presidenti delle società di calcio. La storia processuale degli ultimi anni ha dimostrato che ciò purtroppo avviene e non di rado. Un’altra conseguenza molto ingiusta della responsabilità oggettiva è quella della società il cui tesserato ha venduto la propria prestazione sportiva a dei criminali facendo perdere la partita alla propria squadra che si vede così punita due volte, subendo oltre al danno della sconfitta sportiva patita sul campo anche quello della penalizzazione da parte della giustizia sportiva.

Come avrebbero potuto i dirigenti evitare che i propri tesserati si vendessero le prestazioni sportive? Perché punirli? Ben diverso è, invece, il caso dei cori offensivi e degli striscioni offensivi presenti negli stadi di calcio. In tal caso, ben le società potrebbero individuare i responsabili di questi atti di profonda violenza morale che mettono anche a repentaglio l’ordine pubblico e la sicurezza degli appassionati di calcio che si recano allo stadio. Infatti, tramite i biglietti nominativi e la presenza di stewards qualificati sarebbe molto facile individuare questi teppisti. Se non lo si fa è giusto che vi sia una responsabilità anche se indiretta. Un altro punto critico, a mio avviso, dell’ordinamento della giustizia sportiva è quello dell’individuazione delle sanzioni.

Personalmente ritengo inaccettabile che una persona che ha il privilegio di svolgere una professione ben remunerata, ambita e di successo, se sbaglia, ad esempio vendendo una partita, dopo una squalifica possa tornare a giocare a calcio in maniera professionistica. Per me il calcio ha bisogno di pulizia, chi ha sbagliato macchiandosi di illeciti sportivi è giusto che non faccia più sport a livello professionistico. Idem per chi, essendo tesserato, è stato a conoscenza di illeciti di altri tesserati e non ha fatto nulla per impedirli. Nel mondo del calcio, infatti, girano fin troppi soldi e il calcio italiano non può permettersi di perdere ulteriormente credibilità. Attualmente, invece, assistiamo a continui stravolgimenti delle interpretazioni delle regole e delle sanzioni a piacimento del potente di turno,  che ha investito ed intende rientrare del proprio investimento a qualunque costo. Lo sport dovrebbe costituire strumento di veicolazione di valori morali in primis per i giovani. Sin da bambini, tutti seguiamo qualche sport e in Italia la maggior parte di noi segue il calcio, che insegnamento diamo ai nostri figli? Purtroppo consentitemi di dirlo il calcio italiano è lo specchio di questa nazione imbarbarita che tutti vorremmo diversa, ma che non vediamo mai cambiare.

 

*Magistrato

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