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Massimo Zollo (Unina): “Prodotto un KIT in grado di diagnosticare il carcinoma polmonare in stadi precoci”

Dai laboratori del CEINGE (Centro Ingegneria Genetica e Biotecnologie Avanzate) di Napoli, nasce una nuova speranza per la cura e diagnosi del tumore al polmone. Il lavoro di ricerca è stato condotto da un’equipe coordinata dal prof. Massimo Zollo, dell’Università Federico II della nostra città, oggi in onda dagli studi Radio Club 91, per la rubrica Dentro i Fatti di Samuele Ciambriello, per raccontare dello straordinario risultato della ricerca da lui stesso condotta.

Prof. Zollo, Lei e il suo gruppo di ricerca avete prodotto un KIT in grado di diagnosticare il carcinoma polmonare anche in stadi precoci. Può dirci di più?

Il KIT di cui parla è il risultato di una ricerca decennale, un’attività che ha visto, innanzitutto, l’identificazione di un marcatore, un gene conosciuto come attivatore del processo metastatico nel carcinoma mammario, che fa muovere e proliferare le cellule dopo che sono diventate tumorali, un processo molto delicato che porta al decesso di numerosi pazienti. Le metastasi, come ben sa, sono la prima causa di morte.

Parliamo di numeri terribili. In Italia, ogni anno, si manifestano 34.000 nuovi casi, di cui oltre 27.000 muoiono nei primi sei mesi.

Lo studio è partito sul concetto che, essendo questa proteina H-Prune un promotore metastatico, era utile capire quale fosse la sua funzione in altri tipi di tumore, dal momento che, nel tumore al polmone, come Le ho detto, il processo metastatico è molto rapido e aggressivo. Interessava, quindi, identificare un marcatore in grado di dare l’esatta percezione sulla possibilità che quel tumore diventasse metastatico o meno.

Quando questa scoperta inciderà, in maniera positiva, su questi numeri?

Al momento il KIT prodotto è ancora destinato alla ricerca. Dovrà poi essere approvato per essere utilizzato per diagnosi e cura. Questo passaggio dipende sia dalle iniziazioni burocratiche che dai finanziamenti che ci permetteranno di poter sviluppare ulteriormente il KIT e proporlo alle aziende ospedaliere per testarlo. Il nostro non è un programma solo italiano, coinvolge, infatti, altri paesi d’Europa, poi il Canada, Stati Uniti, Giappone, dove potrà dare una mano alla determinazione del tumore, se metastatico o meno.

Il progetto da chi è stato finanziato?

Il progetto è finanziato dall’Unione Europea e dall’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro. La validazione del risultato è stata permessa dall’analisi di circa cinquecento campioni e, con l’aiuto di altre istituzioni, raggiungeremo numeri superiori alle migliaia. Ciò ci permetterà di dare un valore statistico al bio-marcatore.

Ci parli dell’Istituto CEINGE, con il quale ha collaborato a questa ricerca.

Il CEINGE è un istituto di eccellenza, diretto dal prof. Franco Salvatore, che, grazie all’utilizzo di macchinari importantissimi, permette a tanti giovani italiani di fare ricerca a Napoli.

Al telefono, la dott.ssa Vincenza Barbato ci parla di una difficile condizione dei ricercatori italiani: sottopagati, con poche risorse e che cercano sempre più fortuna all’estero. Lei cosa ne pensa? Non dovrebbero, le istituzioni, fermare questa fuga di cervelli?

È importante che a dire certe cose sia uno studente e non un professore. La ricerca italiana ha bisogno di fondi. Non può essere solo una qualunque fondazione a finanziarla, c’è bisogno di un intervento massiccio dello Stato Italiano. Il CEINGE, così come il Telethon, il CNR, sono istituti eccellenti e danno speranza a milioni di persone. Ma hanno tutti bisogno della stessa cosa: fondi per insistere nel proprio lavoro.

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