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QUIET QUITTING E LAZY GIRL JOB: QUANDO IL LAVORO NON STRESSA

Arriva settembre e ci si sente un po’ come a gennaio. Finiscono le vacanze, si fanno bilanci, si pensa ai buoni propositi, si ritorna al lavoro e alla routine.
Se è vero che soltanto il pensiero di ricominciare a lavorare dopo le ferie, di solito, è già di per sé motivo di ansia e stress è altrettanto vero che, nell’era post pandemia, il modo di concepire il lavoro è innegabilmente cambiato.
Già prima dell’emergenza Covid sondaggi e dati avvertivano che l’80% della popolazione occupata nel mondo non ama il proprio lavoro. La pandemia ha poi accelerato un trend già in atto per cui alla tradizionale convinzione che si debba vivere per lavorare si è preferito sempre di più il principio del lavorare per vivere.

In nome del sacro “Yolo”, acronimo di “you only live once” cioè si vive una volta sola, molti lavoratori dipendenti a colpi di “Great Resignation”, ossia grandi dimissioni, hanno lasciato il proprio impiego. Insoddisfatti delle condizioni e dell’ambiente di lavoro, si sono messi alla ricerca di altro o si sono messi in proprio. La generazione più coinvolta in questo fenomeno è quella degli under 35 ma per tutte le fasce di età la scelta del nuovo lavoro ha visto cambiare le priorità rispetto al passato: prima dei soldi e della carriera ci sono il benessere psico-fisico e un maggior equilibrio tra vita privata e lavoro.

La Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012), in particolare, ha ormai le idee chiare sul lavoro ideale: creativo, che abbia una retribuzione adeguata, con possibilità di viaggiare e carriere personalizzate. Gli Zoomers non sono più disposti a sacrificare weekend e tempo libero per fare straordinari o a fare più di quello che compete loro.
Proprio il “Quiet Quitting”, cioè abbandono silenzioso, rappresenta una sorta di evoluzione del “Great Resignation”. Nel 2022 invece di licenziarsi, i lavoratori dipendenti hanno cominciato a svolgere le attività lavorative senza fare più del dovuto e del necessario. Potrebbe sembrare un modo per non impegnarsi, in realtà significa lavorare rispettando il proprio contratto senza andare oltre gli orari e le responsabilità previsti. Basta farsi un giro su Tik Tok seguendo l’hashtag #quietquitting per rendersi conto di quanto sia diffuso e di come chi lo pratica abbia riscontrato un netto miglioramento della qualità della vita.

Non esiste certo una ricetta magica per essere felici ma le bollette si possono pagare anche lavorando meno e stando bene. Ne sono convinte soprattutto le giovanissime che sui social promuovono il “Lazy Girl Job” cioè il lavoro da ragazza pigra, una formula che lascia trasparire tutta l’ironia irriverente della Generazione Z verso le critiche delle generazioni precedenti. Gabrielle Judge, content creator di 26 anni che a maggio ha creato questa espressione, ha spiegato che l’aggettivo pigro è servito solo per richiamare l’interesse su questo tema ma che in realtà si tratta di lavori in cui “l’equilibrio tra lavoro e vita personale dovrebbe sembrarti così fantastico da avere quasi la sensazione di essere pigra”.

Hashtag e post sono indubbiamente lo specchio di un cambiamento in corso anche nel mondo reale. Rivedere il concetto di lavoro per i datori significherebbe avere a che fare con persone meno stressate, più ben disposte e più produttive mentre per i dipendenti vorrebbe dire essere più creativi, più sereni e più soddisfatti. Stavolta sono le nuove generazioni a indicarci la strada giusta?

Rosalba Carchia

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