Economia e Welfare

Autonomia differenziata: decreto approvato da Senato

Il Senato ha deciso di approvare il ddl di Roberto Calderoli sull’Autonomia differenziata.

Lo scorso anno questo tema è stato molto dibattuto, ma solo ieri c’è stata una vera e propria decisione.

Con 110 voti favorevoli e 64 contrari, il ddl è stato approvato. Contemporaneamente, in aula, l’opposizione ha espresso la propria disapprovazione cantando l’Inno d’Italia ed esponendo la bandiera tricolore.

Matteo Salvini ha affermato: “Il Senato ha approvato il Ddl Autonomia: è un passo importante verso un Paese più moderno ed efficiente, nel rispetto della volontà popolare espressa col voto al centrodestra che lo aveva promesso nel programma elettorale, dai referendum di Lombardia e Veneto e dalle richieste dell’Emilia-Romagna e di altre regioni italiane”.

Cos’è l’Autonomia differenziata?

Si tratta di una legge che consentirebbe ad alcune regioni, quelle a statuto ordinario, di essere appunto “autonome” su 23 punti.

In pratica queste Regioni possono prendere decisioni ed avere maggiori competenze riguardo alcune materie, come istruzione, ricerca scientifica, cultura, sanità e ambiente.

Lo scopo è definire alcune condizioni di autonomia, come afferma l’articolo 116 della Costituzione, e rivedere l’intesa tra Stato e Regioni.

Si creano così competenze diverse per, appunto, “differenziare” i territori. Inoltre vengono richieste maggiori risorse economiche per attuare queste materie proposte.

In Italia, però, non funziona così. I cittadini che guadagnano di più pagano più tasse per sopperire a chi non ha un reddito medio alto. La redistribuzione della ricchezza non avviene attraverso le Regioni, ma tra i cittadini.

L’Autonomia differenziata cerca di creare ancora più disparità tra Nord e Sud. Le Regioni con più difficoltà economica avranno meno risorse e l’economia verrà spostata verso la parte più “ricca” del paese.

Il risultato sarà l’impoverimento del Meridione, che dovrà dipendere sempre più dal Settentrione. Di contro, si avrà arricchimento di quelle Regioni che già godono di molti privilegi.

Il divario che ne uscirà fuori sarà ancora più evidente, in ogni settore dell’economia: solo per fare un esempio, l’istruzione gestita a livello regionale porterà a programmi e graduatorie differenti.

Il Pd si è schierato contro affermando la preoccupazione che il decreto possa evidenziare  “le diseguaglianze si rendono le aree oggi più deboli, sul piano economico, ancora più deboli”.

Il governo Meloni afferma che non sarà così, poiché verranno garantiti i diritti di uguaglianza del paese, con i Livelli essenziali di prestazione (Lep), pur non essendo stati ancora definiti.

Il testo passa alla Camera per la risposta definitiva.

 

 

 

 

 

 

 

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