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CARCERE DI SECONDIGLIANO: OGGI DIBATTITO SUL LIBRO “CRIMINE E FAVELAS “DI LUIGI SPERA PROMOSSO DALL’ASSOCIAZIONE LA MANSARDA

Dopo aver donato alcune copie del suo libro “Crimine e favelas”  ai detenuti dell’alta sicurezza(Reparto Adriatico) del Carcere di Secondigliano a Napoli, il giornalista scrittore Luigi Spera,  oggi incontrerà i detenuti per discutere delle tematiche affrontate nel saggio inchiesta edito da Eiffel Edizioni. L’incontro avverra all’interno del carcere  nell’ambito del progetto  la “Lettura libera” dell’associazione “La Mansarda”  di Samuele Ciambriello ,attiva con diversi progetti di recupero negli istituti penitenziari campani.

Il libro “”Crimine e Favela.Traffico di droga, violenza istituzionale e politiche di pubblica sicurezza a Rio de Janeiro dalla fondazione alle Olimpiadi 2016” può essere considerato un’opera omnia in tema di favelas a Rio de Janeiro. Il testo del giornalista Luigi Spera (edito da Eiffel Edizioni), è un saggio-inchiesta ben costruito e dettagliato, in grado di offrire una ricostruzione adatta a neofiti e curiosi; e al contempo un interessante manuale di studio per gli addetti ai lavori.

Il testo è suddiviso in due parti. La prima parte più saggistica, di ricerca storiografica; la seconda pienamente ascrivibile al giornalismo d’inchiesta. Nella prima parte l’autore, ricostruisce la nascita del fenomeno “favela”. Dal punto di vista storico, urbanistico, sociale ed economico, sfatando miti e sottolineando le varie iniziative pubbliche portate avanti tra preconcetti e opportunismo della classe politica; razzismo ed esclusione sociale. Solo dopo aver offerto un quadro d’insieme, inizia ad affrontare le questioni della criminalità. Riportando da un lato la storia della formazione dei “comandos” criminali (Comando Vermelho su tutti), dall’altro la dinamica di occupazioni delle favelas, da parte di questi. Dedica ampio spazio anche al fenomeno criminale delle milizie, gruppi formati da militari, poliziotti, pompieri in servizio o riformati, che contendono spazio ai criminali ‘tradizionali’. Uno spaccato inquietante. Si apre a questo punto la parentesi dedicata all’analisi delle politiche di pubblica sicurezza. Volendo evitare il rischio di apparire superficiale o ideologico, Spera affida ai fatti, ai dati statistici, alle interviste, e alle ricostruzioni storiche l’analisi sulla violenza istituzionale, partendo addirittura dalle prime iniziative in merito dei colonizzatori portoghesi e arrivando fino ai giorni nostri. E’ qui che i numeri vengono fuori in modo poderoso: i 60mila omicidi all’anno nel Paese, il profilo delle vittime (giovani e neri per l’80%), e la letalità della polizia. Nel caso di Rio de Janeiro responsabile tra il 15 e il 20% delle morti totali. Le istituzioni con prerogativa di sviluppo delle politiche di pubblica sicurezza e le forze dell’ordine (polizia militare e polizia civile) vengono pesantemente esposte alla critica, grazie alla ricca documentazione riportata. Soprattutto per violenza, impunità, incapacità investigative e dilagante corruzione.

Arriva a questo punto il giro di boa nell’opera. Attraverso la leva dell’indicazione della città di Rio come sede delle olimpiadi, l’autore si concentra sull’attualità e in particolare su un complesso tema ‘in divenire’ come quello della ‘pacificazione’ delle favelas. Un complesso piano di riconquista delle comunità attraverso lo strumento bellico e la militarizzazione delle favelas. Un tema che viene affrontato con l’approccio dell’inchiesta. Si evidenzia la conoscenza del territorio dell’autore e la volontà di raccontare il processo da ogni angolazione. Numerosi sono gli episodi riportati, i dati statistici e, in particolare le interviste: dai vertici della polizia ai comandanti delle Unità di Pacificazione, dagli attivisti ai residenti delle favelas. Ne viene fuori un quadro critico molto complesso nel quale l’autore prevede di fatto il fallimento del processo, cosa che avverrà effettivamente dopo le olimpiadi e a pochi mesi dalla pubblicazione del testo (maggio 2016, ndr). Di grande interesse lo sguardo in prospettiva rivolto dall’autore alla speculazione economica, portata avanti in occasione delle olimpiadi e che ha visto le favelas finire al centro di un processo di valorizzazione e gentrification i cui effetti sono ancora evidenti per i residenti delle aree carenti della città, così come di tutti gli altri carioca. La denuncia della presenza del rischio corruzione dietro la costruzione, e la sovrafatturazione, di opere immobiliari e infrastrutturali legate o meno alle olimpiadi, è stato confermato dai fatti successivi alla pubblicazione del testo. In particolare da indagini che solo dopo la fine dell’appuntamento olimpico hanno portato all’arresto di molti personaggi presenti nel testo.

 

 

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