Cultura

Sanremo 2021, l’ascolto in anteprima dei brani dei 26 big in gara

Come ogni anno si è svolto l’ascolto in anteprima per la stampa dei brani che saranno in gara al Festival di Sanremo. Per questa edizione 2021 sono 26 i brani in concorso. Meno rap, sonorità vintage, un generale mood positivo con diversi brani dal forte appeal radiofonico. Al primo ascolto, per la corsa al podio i favoriti sembrano essere Arisa ed Ermal Meta, ma attenzione agli outsider Colapesce Dimartino.

Ecco quindi, brano per brano, le nostre impressioni. Con un’avvertenza: il primo ascolto di qualunque brano è per forza di cose parziale e, spesso, fuorviante. Tanto più che nel caso sanremese un peso importante ce l’hanno gli arrangiamenti con l’orchestra e la resa televisiva dell’esibizione. Pertanto mettiamo le mani avanti: tra 20 giorni le nostre impressioni potrebbero essere completamente diverse.

Aiello “Ora”

Un inizio classico e orchestrale che lascia subito spazio a sonorità moderne e un cantato sincopato. Sfoggio di vocalità spinta al limite, e un ritornello grintoso, con tanto di parolaccia (str…) per un amore che se ne va

Annalisa “Dieci”

La cantautrice savonese ha ormai una scrittura definita, riconoscibile, fatta di frasi spezzate, pennellate quasi impressioniste che si liberano in un ritornello aperto. Tutto torna in questo brano che è la storia di un amore che non vuole finire e si aggrappa alle ultime volte. Il peccato del brano? Quello di non riuscire a sorprendere.

Arisa “Potevi fare di più”

Inizio soffuso per la storia di un amore in frantumi scritta da Gigi d’Alessio con un crescendo coinvolgente. Archi e beat elettronici per una melodia classica cucita su misura sulle doti vocali di Arisa che fa apparire facile ciò che facile non è. Candidata al podio.

Malika Ayane “Ti piaci così”

E’ una Malika disimpegnata quella che interpreta questo pezzo trascinato da un basso rotolante quasi disco e un ritornello aperto. Manca il colpo da ko ma nel complesso funziona.

Orietta Berti “Quando ti sei innamorato”

Per il racconto dell’amore di una vita la Berti si affida a una melodia che affonda mani e piedi nella tradizione italiana. Classica, ma così classica dall’essere a un passo dal diventare cliché.

Bugo “E invece sì”

So 70’s. Tra sonorità gonfie di fiati e leggerezze acustiche, tra citazioni della campagna e poster di Celentano appesi al muro, Bugo “battisteggia” sfruttando la propria vena cantautorale più morbida. Vintage ma piacevole.

Colapesce Dimartino “Musica leggerissima”

Anche nella scrittura brillante del duo siciliano si avverte il richiamo a certe leggerezze pop anni 70, pur vestite con sonorità moderne, soprattutto nel ritornello che ha potenzialità enormi. Potrebbero essere la sorpresa.

Coma_Cose “Fiamme negli occhi”

Il duo milanese spinge l’acceleratore sulla vena cantautorale piuttosto che su quella urban. Giochi di parole, doppi sensi, vocali aperte indie… c’è tutta la loro ricetta in un pezzo frizzante, più immediato nella strofa che non nel ritornello.

Extraliscio feat. Davide Toffolo “Bianca luce nera”

Sono gli specialisti del punk da balera e a Sanremo portano la loro formula. Un basso martellante apre un reggaeton “di paese”, con fisarmoniche e una melodia dai sorprendenti toni oscuri.

Fasma “Parlami”

Arriva dal concorrente dei giovani dell’edizione 2020 il primo uso dell’autotune. La strofa stenta a decollare ma poi precipita in un ritornello efficace, in cui le parole si rincorrono freneticamente.

Francesco Renga “Quando trovo te”

L’inizio di piano e i ricami di tastiera sono il marchio di fabbrica di Dardust (che qui firma come Dario Faini insieme allo stesso Renga e Roberto Casalino). Meno classico del solito ed efficace nel ritornello, piacevolmente leggero.

Fulminacci “Santa Marinella”

Una scrittura originale che si rifugia spesso in modelli virtuosi (vedi il bridge DeGregoriano). Forse meno originale rispetto ai suoi standard, dà l’impressione di aver smussato gli angoli per adeguarsi al contesto istituzionale. Ma potrebbe funzionare.

Gaia “Cuore amaro”

Tocca a lei occupare lo slot latineggiante dell’anno. Perfetta per ballare con un tocco di saudade e sensualità.

Gio Evan “Arnica”

Racconta con il tocco poetico che gli è caratteristico un passato doloroso ma di cui non rinnega nulla. Però il brano non decolla, bloccato in un andamento costante senza picchi.

Irama “La genesi del tuo colore”

Una galoppata elettro-reggaeton veloce, punteggiata da violini e voci filtrate opera di Dardust. Atmosfera zigana ed elettronica, ritmo e calore. Radiofonicamente efficace, all’Ariston può iniziare un percorso lungo, magari fino all’estate.

La rappresentante di lista “Amare”

Anche in questo caso un felice impasto di melodia classica e sonorità moderne. Emozionante il ritornello in cui Veronica Lucchesi sfoggia potenza e pathos. Un effetto esaltato dal contrasto con il morbido tappeto sonoro su cui poggia.

Lo stato sociale “Combat pop”

Nella strofa hanno come modello i Clash di cui parafrasano il titolo di un celebre album (“Combat rock”), citano i Beatles nel bridge, si divertono nel ritornello. Una ventata di allegria che fa sempre piacere, ma non ha la forza dirompente di “Una vita in vacanza”.

Madame “Voce”

La prima canzone che accenna agli abbracci mancati di questo ultimo anno. Sincopata, autotunizzata, con le parole che a volte rotolano una sopra l’altra. Il talento di Madame si dipana in un pezzo difficile, poco festivaliero, ma di grande atmosfera. Anche in questo caso firma Dardust.

Maneskin “Zitti e buoni”

Un riff di chitarra preso di peso dal canzoniere dei Led Zeppelin, un testo che ribolle di rabbia e contestazione giovanile. Sincero o studiato a tavolino che sia, il brano ha tiro ma suona già sentito. Sul palco di Sanremo tuttavia rischia di apparire il massimo della trasgressione rock.

Max Gazzè e la Trifluoperazina “Il farmacista”

Introdotto dalla voce di Oreste Lionello in “Frankenstein Junior” che urla “SI, PUO’, FARE”, il pezzo si inserisce nella vena del miglior Gazzè ironico e vagamente surreale. Il ritmo pulsante della strofa porta dritto in un ritornello dal caos felicemente bandistico. Corroborante.

Ermal Meta “Un milione di cose da dirti”

Diversamente Ermal. Il cantautore torna tre anni dopo la vittoria in coppia con Fabrizio Moro mostrando un’ulteriore crescita a livello di scrittura. La sua è una delicata ballata pianistica con un ritornello dalle progressioni armoniche inaspettate. Elegante e intimo, Può puntare a un nuovo trionfo.

Ghemon “Momento perfetto”

Brano funky e nero, con una strofa sonoramente scarna prima di un ritornello che si riempie di fiati. Per nulla facile e raffinato: Ghemon prosegue nel percorso di recupero di certe sonorità anni 90, iniziato con l’ultimo album “Scritto nelle stelle”.

Francesca Michielin e Fedez “Chiamami per nome”

Sono lontani i tempi in cui Fedez rappava e la Michielin si inseriva con il refrain melodico. Adesso è un duetto alla pari, con raddoppi di parole fatti apposta per farsi ricordare. Le radio apprezzeranno, il pubblico tradizionale del Festival forse meno.

Noemi “Glicine”

Brano romanticamente tradizionale anche nella costruzione, con l’inizio calmo e la batteria che entra a un terzo del cammino. Il ritornello pieno di parole può renderlo difficile da memorizzare ma è bilanciato da una melodia circolare che arriva. L’interpretazione di Noemi è il valore aggiunto.

Random “Torno a te”

Una ballatona che guarda con rispetto a modelli r’n’b di oltreoceano. Asciutta sia nell’arrangiamento che nel testo, potrebbe far valere la sua semplicità. A volte less is more.

Willie Peyote “Mai dire mai”

Willie non salva nessuno: dai finti trasgressori musicali alla politica, dai teatri chiusi ai social ne ha per tutti. Mischia come sua abitudine rap e cantato tradizionale, con un ritornello fortemente orecchiabile.

Tgcom24

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