Economia e Welfare

Webinar organizzata dalla FIDDOC, l’Impresa, la stampa, la cultura, la Scienza, la salute, la pandemia, la legge, l’innovazione digitale…LA VITA E’ DONNA.

Napoli, l’8 marzo si celebra la Giornata Internazionale della donna, una ricorrenza molto importante per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche che hanno visto cambiare radicalmente il ruolo della donna nell’ultimo secolo di storia. Conquiste da   rinnovare ogni anno e ogni giorno, per ricordare che ancora le sono vittime discriminazioni, abusi e violenze in ogni parte del mondo, anche in quei Paesi dove hanno fatto grandi passi avanti verso la parità di genere. Tra i partecipanti, la Prof.ssa Mara Romano che in un magistrale intervento ha dichiarato: “La pandemia ha accentuato le disuguaglianze e le donne, acrobate da sempre, stanno pagando il prezzo più alto della crisi, Eppure meno dell’1%: è la differenza tra il codice genetico femminile e quello maschile. Questa lievissima differenza è così profonda da influenzare ogni singola cellula del nostro corpo. E quando si prova a sminuirla, se non addirittura a negarla, ci si ritrova a combattere contro la propria stessa natura, come emerge dal dibattito etico attuale. la persona è un’unità complessa, un vero e proprio “microcosmo”, una Pletora composta da esperienze vissute, emozioni, percezioni multiformi del reale ed in tutto ciò, il corpo non ne costituisce la cornice, ma è parte integrante., rappresenta “siamo” noi stessi, è parte del nostro essere persona, cioè un unicum di mente e corpo. Per questo, la sessualità umana è una dimensione costitutiva della persona, prima ancora che una sua “funzione”. Siamo costitutivamente uomini e donne. Quello che diciamo, il contenuto di una lezione o di un’opinione, non è mero flatus vocis, ma porta impresso, come un sigillo, chi noi siamo. Pare che persino le recenti neuroscienze credano poco all’unisex. Si è costatato che maschi e femmine usano aree e circuiti cerebrali diversi per compiere le stesse azioni: risolvere problemi, contenere emozioni, elaborare esperienze, gestire relazioni. Se la donna, infatti, è una macchina emozionale ad alte prestazioni, il maschio è sensibile sì, ma al movimento e ha una propensione spiccata se si tratta di elaborare e processare le informazioni, ma più scarsa verso il linguaggio. Nello specifico ambito asset Etico-bioetico-sociale si ha a che fare continuamente con la differenza sessuale anche se spesso non si struttura il discorso in questi termini. Ad esempio, il medico non può non tenere conto di alcune caratteristiche fondamentali nel rapportarsi al suo paziente e tra queste, la prima è sicuramente se questo paziente sia uomo o donna perché questo condizionerà inevitabilmente il dialogo con lui e il suo sforzo nei suoi confronti, oltre alla pratica clinica – ne è emblema la medicina di genere. Oppure, si pensi alle richieste eutanasiche: sicuramente saranno diverse le modalità e le ragioni per cui una donna vorrà mettere fine alla sua vita rispetto a quelle di un uomo, in quanto la percezione stessa della realtà è differente: una donna vorrà accorciare la sua vita con maggiore probabilità se verrà meno la relazione affettiva con i suoi cari; in un uomo questo avverrà maggiormente in concomitanza con una perdita dell’autostima. Per non parlare di come un uomo e una donna si rapportano di fronte alla vita nascente, magari non voluta e quindi all’aborto: da un lato l’insicurezza femminile che cerca disperatamente una solidità su cui appoggiarsi – motivo per cui, se non la trova, si rifugia in “surrogati” come genitori o parenti che decidano al posto suo – dall’altro il bivio maschile che oscilla tra la fuga e la presa di responsabilità. Alla luce dell’importanza e dell’attualità del tema e dovendo fare una scelta, ho voluto approfondire la particolare prospettiva della donna di fronte alla vita, di cui lei, in modo del tutto speciale, è soggetto, sebbene ne diventi spesso oggetto. Continuo binomio di forza e fragilità è quello che caratterizza la donna nei temi della vita: un essere bisognoso di forza e di sostegno e per questo spesso vittima di una cultura di morte, e al tempo stesso un individuo tenace e capace di abnegazione che si fa carico dell’altro fino alla fine. Spesso cogliamo, poi, un’abile mentalità riduttivista che, offuscata dalla sbandierata libertà di scelta, mostra la donna protagonista per poi renderla silenziosamente cavia. Si pensi, ad esempio, al tema della procreazione, dove la scelta di dire sì alla vita – che è il vero e unico “potere” sul proprio corpo, l’unico che genera libertà nel farsi dono – diventa, in modo diverso nella contraccezione e nella procreazione artificiale, dualismo, distacco da sé nella ricerca di una “indipendenza” dal proprio corpo. La donna può scegliere di sottostare a questa mentalità fino al rifiuto della sua stessa identità o di ritornare al suo ruolo di protagonista di fronte alla vita; non solo quella nascente ma quella di ogni essere umano che le sta accanto e che a lei come donna è affidato. Perché la donna è madre anche se non lo è fisicamente, perché la sua peculiarità femminile è quella di trasformare la comunicazione in relazione e la relazione in cura, perché lei è capace di ad-sistere, di creare prossimità perché crea uno spazio per l’altro dentro il suo essere, oltre che dentro il suo grembo, perché l’altro le interessa e per questo può amarlo di un amore tenero che consola e scaccia pensieri di autodistruzione che portano, ad esempio, un adolescente verso i comportamenti. Germania, Taiwan, Nuova Zelanda, Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, sono i sette Stati con la migliore risposta al coronavirus. Oltre ad un’attenta ed efficace gestione dell’emergenza sanitaria, hanno in comune anche un altro elemento che probabilmente ha influito positivamente sull’andamento dei contagi e dei pochi decessi. I loro leader politici sono donne. Come questa pandemia sta rivelando che le donne hanno quello che serve quando la situazione diventa difficile.  Questi leader ci stanno regalando un attraente modo alternativo di esercitar Secondo un recente studio dell’Università di Liverpool, nei Paesi guidati da donne le misure di isolamento durante la pandemia Covid-19 sono state prese più rapidamente, e si è registrata in media la metà dei decessi rispetto ai Paesi guidati da capi di stato uomini. Inoltre è stata diversa l’attenzione e la comunicazione verso i giovani e i bambini. Tali  risultati indicano chiaramente che le donne al comando hanno reagito in maniera più tempestiva e risoluta di fronte alla minaccia di potenziali vittime, in quasi tutti i casi, le leader donne hanno adottato misure di isolamento prima dei loro colleghi maschi in circostanze simili. Se da un lato queste misure potrebbero avere implicazioni di natura economica nel lungo periodo, dall’altro hanno consentito a tali paesi di salvare vite, come dimostrato dal numero di decessi notevolmente inferiore registrato in questi stessi Paesi. In una contingenza complessa come quella creata dalla pandemia, non si può evitare di pensare a quel fenomeno che è il “glass cliff”, la scogliera di vetro, secondo cui in circostanze di crisi, aumenta la probabilità che siano chiamate delle donne a ricoprire ruoli dirigenziali. Il termine richiama il “glass ceiling”, quel soffitto di cristallo impossibile da attraversare per le donne, che arrivano a un passo dai ruoli dirigenziali senza mai potervi accedere. La scogliera indica invece la difficoltà del ruolo dirigenziale in determinate circostanze, ovvero quando ogni scelta comporta elevati rischi di fallimento e impopolarità. Sarebbe quello il momento in cui è più difficile trovare uomini disponibili ad assumere la guida, e questa viene dunque più facilmente assegnata a una donna.Secondo lo studio del 2004 che ha creato il concetto di glass cliff, terminato il periodo di crisi vengono utilizzati gli errori commessi dalle dirigenti donne per giustificare il loro licenziamento e sostituirle con colleghi uomini, percepiti come più competenti. L’ipotesi è che quando un’azienda va bene si farebbe più fatica a capire di chi sia il merito, e i dirigenti lo attribuiscono di preferenza agli uomini.  Eppure, nonostante le difficoltà che disturbano la misurazione dell’impatto effettivo della leadership, le donne alla guida dei Paesi stanno dimostrando capacità e competenza. Dobbiamo aspettarci un’inversione di rotta al termine dell’emergenza sanitaria? Probabilmente no, se le buone pratiche diventeranno prassi. Un buon cantiere di lavoro per consolidare tali buone pratiche poteva essere in Italia quello per la gestione del Recovery Found, un’occasione storica irripetibile per agire sul divario di genere. Come sarà il Mondo, quando saremo usciti dall’emergenza Covid? Più giusto, più rispettoso dell’ambiente, dominato dalle nuove tecnologie?  L’ Umanità che emerge dalla crisi sanitaria, saprà curarsi le ferite e fare tesoro di questa inaspettata ed inedita esperienza collettiva del confinamento fisico e sociale che tutti abbiamo dovuto sopportare, gestire e sostenere? Ma saremo davvero diversi? E poi, in che misura? E’ già stato detto tanto, forse anche troppo sull’argomento, per mesi frotte di esperti si sono espressi in merito in ogni angolo del mondo, affollando mezzi di comunicazione di massa tradizionali e digitali, passando da una intervista ad un’altra, proponendo una immensa varietà di letture, idee, opinioni diversissime fra loro, spesso completamene divergenti. Saper cosa avevano però in comune tutti gli esperti chiamati in causa? La maggioranza erano uomini. Come infermiere, badanti, insegnanti, le donne sono state in prima linea nella lotta alla pandemia, sono state colpite duramente dalla crisi economica e sociale, hai sono dovute confrontare con l’amplificazione della fenomeni di violenza domestica da confinamento, e tuttavia le loro opinioni non sono state ascoltate abbastanza. La pubblicazione al ruolo delle donne nella pandemia e nella ideazione del “Nuovo mondo” post-covid, del quale si è tanto parlato. Declinandola secondo le caratteristiche della sua mission: dare voce alle donne impegnate a vario titolo nell’implementazione dei principi dell’UNESCO e del Centro del Patrimonio Mondiale

  • La Germania di Angela Merkel, la Nuova Zelanda di Jacinta Ardern, Taiwan guidata dalla presidente Tsai Ing-wen, la Finlandia di Sanna Marin hanno dato risposte tempestive, organizzate ed efficaci per difendere i propri cittadini e la tenuta dei propri sistemi sanitari. Anche per i paesi del Nord, Finlandia, Norvegia, Danimarca ed Islanda, tutti guidati da donne, si sono registrati  tassi di decessi per il virus più bassi di Europa.

Pur adattati alla situazione e alle esigenze del proprio paese, ogni approccio delle leader nei confronti della pandemia ha mostrato e trasmesso calma, sicurezza e la sensibilità, distinguendosi da quelli d’esclusione di diversi capi di stato. Nel mezzo della pandemia emerge la forza di tre madri rifondatrici dell’Unione: Ursula von der Leyen, Christine Lagarde e Angela Merkel.

 Angela Merkel, nuova Penelope, con la Germania a capo del semestre europeo, tessitrice credibile e infaticabile nel rapporto tra paesi con culture diverse dell’Europa e nella mediazione tra posizioni spesso divergenti

  • Dopo una iniziale sottovalutazione di cui la von der Leyen si è scusata, Ursula ha preso decisioni coraggiose. Ha sospeso subito il Patto di stabilità, proposto il programma SURE a sostegno delle casse integrazioni nazionali, ha contribuito alla riformulazione del MES, ha avvallato il Recovery Fund (750 mrld)
  • Dopo una iniziale pessima comunicazione che l’ha fatta diventare bersaglio di tutti i media mondiali, Christine Lagarde a capo della BCE ha saputo con merito e competenza continuare a dirigere in questo complicato momento, nel solco già segnato dal nostro Mario Draghi. WOMAN BOXERS O ANGELI
  • Scorrendo in maniera più o meno veloce le pagine della nostra storia, ci rendiamo conto di quanti nomi femminili appaiono nei momenti salienti e determinanti del nostro Paese e del mondo intero. Oggi, le donne al potere riempiono le prime pagine, tuttavia, nonostante il numero crescente, quei nomi sono ancora una minoranza.
  • Certo, le campagne di sensibilizzazione sul tema della parità di genere stanno dando i loro frutti, ma è innegabile quanto ancora il pay gap e la distribuzione dei ruoli sui posti di lavoro, così come la gestione del tempo libero, siano influenzati ancora dal retaggio obsoleto e stereotipato della società di un tempo.
  • E nonostante un numero sempre crescente di conferme evidenzia che le aziende che vedono le donne ricoprire i ruoli di ledearship hanno delle prestazioni migliori, ci ritroviamo ancora qui a parlare di differenze di genere nella carriera lavorativa. Un vero paradosso, non trovate?
  • Ci siamo dilungate un po’, in questa lunga ma doverosa premessa, per introdurre e sottolineare ancora una volta il grande potere che appartiene alle donne, lo stesso in grado di apportare cambiamenti, dai più piccoli a quelli enormi. Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto, diceva Oscar Wilde, e aveva ragione.
  • Basta guardare la nostra intimità, la forza e il coraggio che facciamo nostri nei momenti più difficili e complicati, anche dal punto di vista sentimentale e personale. Siamo in grado di rifiorire, di trasformare una crisi in una opportunità, il dolore in energia rinnovata che fa splendere noi stesse e il mondo che ci circonda. Ed è proprio questo potere che, se trova terreno fertile, può mettere in atto i più grandi cambiamenti del nostro secolo.
  • Il lavoro, l’impresa, la politica, le istituzioni e il futuro intero: non è solo un questione di rivendicazione di ruoli o di femminismo, ma si tratta di qualcosa che va nell’interesse della comunità intera. Mettere le donne al centro delle prospettive di crescita e cambiamento di un Paese, dare a loro un determinato il potere, utilizzare la forza che possiedono naturalmente, è l’acceleratore più grande che abbiamo e che dovremmo sfruttare.
  • Quello in grado di ridefinire un equilibrio sociale ed economico che punti alla parità di genere, alle pari opportunità sul lavoro e nella vita, che contrasti la violenza in ogni sua forma e che valorizzi le diversità. La forza delle donne può davvero cambiare il mondo.

 Un proficuo momento di studio e di condivisione che, tuttavia, non è riuscito ad esaurire la complessità, talvolta imperscrutabile, dell’universo femminile, ricco di doti straordinarie emerse più volte durante questo webinar, notevole agilità verbale, profonda capacità di costruire legami di amicizia, maestria nel placare i conflitti e, soprattutto, abilità “multitasking” di gestire insieme tutte le sue sfide quotidiane: casa, bambini e lavoro. Indubbiamente anche l’uomo è ricco di talenti.

 Questo potrebbe essere un argomento per un altro incontro!

Oltre alla Prof.ssa Romano Mara Romano- Phd di Bioetica e Diritti Umani e Presidente Associazione Marin Mersenn, ha introdotto e moderato: Antonella La Porta – Presidente FIDDOC; per L’impresa, Stefania Brancaccio – Presidente della Commissione imprenditoria femminile CCIAA di Napoli, per la   stampa – Ottavio Lucarelli, Presidente Ordine dei giornalisti della Campania;  La salute e la pandemia- Emanuela di Napoli Pignatelli – Divulgatrice scientifica La scienza;  Rossella Fasulo – Presidente Ordine Regionale dei chimici e dei fisici della Campania; L’innovazione digitale – Bianca Bosco –  Commercialista Consigliere FIDDOC; La cultura.  Giuliana Cacciapuoti – Arabista esperta in cultura arabo islamica; L’etica – La legge; Immacolata Troianiello – Consigliere COA Napoli, Ha concluso Giovanna Palermo Di Meo- Commercialista – Presidente FIDDOC sezione di Isernia.

 

A cura di Raffaele Fattopace

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