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BUFALE: È VERO, È SCRITTO SU INTERNET

La notizia che Meta ha introdotto delle opzioni di pagamento per le sue piattaforme ha creato confusione e panico fra gli utenti così, come al solito, qualcuno ne ha approfittato per diffondere l’ennesima bufala su Facebook che sta girando negli ultimi giorni sulle bacheche di tanti: “Anch’io sto disattivando! Così ora lo stanno facendo, appena annunciato su Channel 4 News. Facebook addebiterà a tutti gli utenti a partire da lunedì. Puoi fare un’opt-out facendo questo. Tieni il dito su questo messaggio e copialo. Non si può condividere. Non do il permesso a Facebook di addebitare 4,99 dollari al mese sul mio account, anche; tutte le mie foto sono di mia proprietà e NON di Facebook!!!…”. Il messaggio continua con frasi poco sensate e citazioni di presunti avvocati completamente sconosciuti.

Ovviamente l’utente se ha il suo account Facebook vuol dire che ha già accettato le “Condizioni d’uso” non appena lo ha creato, dando il proprio consenso sia alla cessione dei propri dati che al loro utilizzo. Inoltre tutte le modifiche eventuali della piattaforma devono essere approvate dalle proprie impostazioni personali e non con un post. Dunque copiare e incollare questo lungo messaggio, peraltro sgrammaticato e pieno di falsità (Channel 4 News, per esempio, non esiste), non serve a nulla e non ha alcun valore legale. La credibilità pari a zero di questo messaggio dovrebbe essere chiara a tutti già dalle prime parole, invece non è così purtroppo.
In ogni caso, tanto per non dare spazio a dubbi, Facebook è gratuito ma c’è l’opportunità, per chi lo sceglie, di sottoscrivere un abbonamento e continuare a usare il social senza pubblicità. Tutto qua.

Questo genere di bufale gira ciclicamente da anni, d’altra parte diffondere notizie false è una pratica antica e oggi, con internet e i social, si è solo accelerato il processo.
Ma cosa c’entra la bufala con una notizia falsa?
La spiegazione più lontana nel tempo risale all’antica Roma, quando i macellai furfanti tentavano di vendere carne di bufala facendola passare per quella di manzo o di maiale più costosa. I clienti, una volta scoperto l’inganno, solevano urlare “Ma questa è una bufala!”. Da qui l’idea di un imbroglio e poi di una notizia falsa presentata come vera.
Un’altra versione, quella del vocabolario della Crusca, riprende uno dei modi di dire più antichi “menare altrui pel naso come un bufalo/una bufala” cioè abbindolare, ingannare qualcuno con la stessa facilità con cui i buoi e i bufali si lasciano trainare per l’anello al naso.

La prima fake news della storia potrebbe essere quella di cui ci parla Tucidite riguardo al governatore di Sparta, Pausania. Questi si sarebbe macchiato di alto tradimento in quanto avrebbe promesso Sparta e tutta la Grecia al re di Persia, in cambio di sua figlia. Ma dietro questa storia c’era lo zampino dei rivali politici di Pausania.
Altra bufala storica è quella sulla morte di Napoleone mentre era vivo e vegeto, la notizia provocò il crollo finanziario a Londra.

Sebbene le bufale esistano da tempo immemore, è solo con l’avvento di internet e dei social che il fenomeno è cresciuto in maniera esponenziale. In rete ogni tipo di bufala viaggia veloce e può arrivare ovunque nel mondo quindi non è facile impedirne la diffusione. Tanto più che facendo leva sui pregiudizi e sulla “pancia” delle persone, il successo è assicurato purtroppo.
Una ricerca condotta dalla New York University e dall’Università francese di Grenoble Alpes, ha dimostrato come su Facebook, per esempio, una notizia falsa riceva sei volte più mi piace, condivisioni e interazioni rispetto a una notizia attendibile.
Questo aspetto è particolarmente preoccupante soprattutto perché i social media stanno sempre più prendendo il posto dei media classici per l’informazione.

Chi crea siti di bufale non solo punta a manipolare l’opinione pubblica ma guadagna anche molti soldi con i suoi spazi pubblicitari, per cui la disinformazione finisce per finanziare altra disinformazione fino a creare un meccanismo malato e pericoloso.
Cosa fare, allora, per non cadere nella trappola delle notizie false?
Paradossalmente ci cascano più gli adulti che i giovani, forse perché hanno meno dimestichezza col mezzo virtuale ma è bene che tutti facciano attenzione.
Dinanzi a una notizia, soprattutto se ci suona strana, bisogna porsi delle domande innanzitutto per testare la credibilità dell’informazione: quali sono le fonti? Chi ha scritto e pubblicato? Il contenuto vuole promuovere il messaggio di qualcuno? L’argomento della notizia si trova anche su altri canali affidabili? La notizia è scritta in un italiano improbabile con molti errori e molti punti esclamativi? L’indirizzo URL (www.) è insolito come anche l’aspetto grafico?
Ci vuole un occhio sempre critico e consapevole che non tutto ciò che si legge o si sente su internet corrisponde alla verità.
Nel dubbio si possono consultare dei siti specializzati nel riconoscere e smontare le bufale, come per esempio butac.it (bufale un tanto al chilo) e bufale.net.

Rosalba Carchia

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